Archeofilia ha visitato per voi…
Il Rex, Tarabotto e l’epopea dei transatlantici

Nome della mostra: Il Rex, Tarabotto e l’epopea dei transatlantici
Data della visita: 18 agosto 2013, inaugurazione mostra
Luogo: Castello di Lerici, Lerici (SP)
Durata mostra: 18 agosto – 27 ottobre 2013


Con il nuovo articolo della serie  “Archeofilia ha visitato per voi” prosegue il nostro excursus, iniziato nel post precedente, sulla storia del transatlantico Rex, la leggenda dei mari degli anni ’30.  Questa volta ci siamo recati personalmente in visita alla mostra presso il castello di Lerici dove tra cimeli, foto e documenti rivive l’epoca d’oro dei grandi transatlantici italiani.
Percorrendo in una calda giornata di fine agosto uno degli stretti e ripidi carrugi che partono in salita da piazza Garibaldi di Lerici, raggiungiamo, ammettiamolo pure, ansimando, la cima del promontorio su cui si erge maestoso e massiccio il Castello di Lerici. Varcando  la soglia della fortezza, oggi occupata per la maggior parte da un museo paleontologico che conserva tante testimonianze della presenza di dinosauri in Liguria, siamo pronti ad immergerci in un’epoca che non è né quella dei rettili giganti, né quella medievale, a cui il castello stesso appartiene.
Ci accolgono all’entrata una musica leggermente gracchiante che sembra provenire da un vecchio grammofono e la grande fotografia del capitano Francesco Tarabotto che, impeccabile nella sua divisa, sembra scrutare i visitatori della mostra come forse faceva mentre i passeggeri salivano sulla sua nave .
Più ci addentriamo nella nuova area museale che ospita la mostra più ci sembra che quel varco che abbiamo oltrepassato  in quelle spesse mura di solida pietra ci abbia condotto in un altro luogo, in un’altra epoca. Il cortile interno del castello è stato trasformato con due soppalchi in una nuova ala museale e i nostri stessi passi su quelle doghe di legno, così come il rumore che producono, ci fanno pensare di essere saliti davvero a bordo di una delle grandi navi oggetto della mostra.
Il piano terra è quasi interamente dedicato al Rex (vedi nostro post del 19 agosto 2013), mentre nel piano superiore e nel ballatoio troviamo memorabilia  provenenti da altri transatlantici che hanno varcato l’oceano fino agli anni ’60.
      La prima vetrina è dedicata alla ricostruzione della  tipica postazione di lavoro di un capitano. Tra la strumentazione, le mappe e gli appunti si scorge un libro, “L’arte di governare gli uomini a bordo” manualetto tradotto dall’edizione originale americana, che contiene una serie di consigli sul governo degli uomini a bordo, e soprattutto sui valori, sulle qualità  di un buon Ufficiale della Regia Marina. L’ultimo capitolo, intitolato “Cose Spicciole”, include pratiche “pillole” di saggezza per la vita quotidiana.
     Spostandoci da una teca all’altra dell’esposizione ci sorprendiamo a canticchiare “Ma le gambe” insieme al Trio Lescano e ci soffermiamo su un’altra vetrinetta che espone materiale illustrativo sul Rex. La nave italiana più grande di sempre doveva essere conosciuta in tutto il mondo, così la compagnia navale si impegnò in una campagna pubblicitaria senza precedenti che oltre a numerosi materiali stampati prevedeva anche un tour nelle principali città d’Europa ed America di un modello della nave lungo 6 metri.

 

      Sulle note di  “Ma l’amore no” ci fermiamo incantati davanti a una teca che contiene la ricostruzione di un tavolo per il tè. Ammirando la fine porcellana Richard Ginori e l’argenteria della Wellner di Firenze ci sembra di vedere un ufficiale in divisa che durante una pausa si rilassa nella sua cabina sorseggiando la calda bevanda.  E’ infatti ad un ufficiale che doveva appartenere questo servizio da tè, perché normalmente le ceramiche e i servizi non recavano il nome della nave, ma solo lo stemma della Società Italia e il nome “Italia”. In questo caso, il proprietario, fiero di aver partecipato alla conquista dell’ambito Nastro Azzurro, aveva fatto incidere sul servizio in argento il nome della nave per commemorare quel grande successo. In alcune teche laterali troviamo anche alcuni esempi del servizio di piatti denominato “Dei Galletti” utilizzato nel ristorante a la carte di Prima Classe sempre del Rex.


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Attirati da uno dei cartelli esplicativi leggiamo la lettera che il capitano Tarabotto scrisse al suo equipaggio nel ’37 quando, per raggiunti limiti di età, lasciò il comando della nave al suo sostituto, il Comandante Attilio Frugoni. Uomo d’altri tempi Tarabotto, che non ebbe mai vincoli familiari di alcun tipo perché forse troppo legato a quell’unico amore, il mare e quella grande famiglia che chiamava il suo “bravo equipaggio” al quale però non rivolgeva mai più di qualche indispensabile parola. Era taciturno, si dice, ed estremamente formale, tanto che se  lo si chiamava sul ponte di comando, sia che fosse giorno, sia che fosse notte, si presentava sempre vestito di tutto punto, compresa la cravatta. Sempre cordiale e disponibile con gli ospiti e gentiluomo con le signore a bordo, non si tirava mai indietro se qualcuno voleva parlare con lui o visitare la nave. Pare che a parte qualche originale stravaganza il comandante fosse  piuttosto abitudinario: ogni volta che si partiva da Genova, si presentava sul ponte di comando alle ore 11:00 per controllare che i componenti dell’equipaggio fossero ai loro posti. Con un cenno rispondeva al saluto dell’equipaggio e poi si rivolgeva al primo ufficiale dicendo: ”A lei la nave”. Dopodichè se ne andava.
 
Saliamo la scala in legno e vaghiamo tra i memorabilia di altre navi, tra le quali spicca il Conte di Savoia. Se la memoria di questo altro gigante dei mari è stata un po’ offuscata da quella del contemporaneo SS Rex, non significa che questo secondo transatlantico fosse però da meno. Leggermente più piccolo del Rex non si aggiudicò il Nastro Azzurro per pochi centesimi di nodo, ma era, a detta di tutti, ancora più lussuoso e sfarzoso del primo e soprattutto dotato di una grande innovazione tecnica, tre potenti giroscopi di fattura inglese (Spery), che  in caso di mal tempo, avevano lo scopo di diminuire il rollio, stabilizzando la nave e assorbendo un’ enorme quantità di energia che poteva così essere incanalata verso le quattro eliche. “La nave che non rolla” era chiamato sulle brochure di viaggio degli anni ’30, che  utilizzavano anche lo slogan “Viaggiate piacevolmente con ogni tempo senza mal di mare”.
 

       Proseguiamo poi con il Saturnia, il Vulcania, il Leonardo Da Vinci, e continuiamo a sognare di tanti uomini, che in seconda e terza classe lasciavano il loro paese per cercare lavoro in America, una sorta di terra promessa che garantiva lavoro, ricchezza ma anche libertà. Molti furono infatti anche gli ebrei che intorno al ‘40 lasciarono l’Italia su queste grandi navi per cercare un luogo dove poter professare liberamente la loro fede.
     Concludiamo la nostra visita con una sosta (e un sospiro leggermente malinconico) davanti alla teca dedicata agli ultimi due grandi transatlantici della Società Italia Navigazione, le navi gemelle Raffaello e Michelangelo, attive dal ‘65 al ‘75,  che segnarono, in un certo qual modo, la fine di un’era. I costi dei viaggi in transatlantico erano diventati sempre più insostenibili e la società vendette le due navi al governo Israeliano che ne fece alloggi per  ufficiali.
L’ultima frontiera dei viaggi oltreoceano in quella nuova e frenetica era sarebbe diventato il cielo.

4 Responses to Archeofilia ha visitato per voi…
Il Rex, Tarabotto e l’epopea dei transatlantici

  1. Alberto Bisagno scrive:

    Una bella mostra, prodotta della passione, tenacia e amore di poche persona che sono riuscite in tempi brevi ad allestirla nel meraviglioso contesto che è il Castello Malaspina di Lerici, borgo marinaro dell’estemo levante ligure, ove tutto profuma di mare, di navi, di leggende legate al mare.
    Una bella ed educativa mostra che anche io ho visitato con grande piacere ed entusiasmo, una mostra che invito tutti a visitare….anche a coloro che non sono proprio vicino all’argomento….ma che sono sicuro la apprezzeranno e la includeranno nel proprio bagagio culturale personale.

    • Roberta Zanasi scrive:

      Verissimo Alberto, anche noi di Archeofilia, tradizionalmente votati a dar voce alle terre che nascondono segreti, questa volta, affascinati da questa mostra, abbiamo deciso di volgere lo sguardo verso il mare…

  2. Alberto scrive:

    Complimenti per l’articolo. Molto interessante. Continuate così, io sono un assiduo lettore!

    • admin scrive:

      Grazie Alberto e non dimenticare di seguire anche la nostra pagina Facebook, dove troverai segnalazioni su eventi e mostre nonchè news da altri siti.

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