Category Archives: GRECI

Il mio nome è Nessuno – Il Ritorno
Incontro con Valerio Massimo Manfredi

V.M. Manfredi

Che un blog di storia e archeologia dedichi tanti post a romanzi che, seppur su uno sfondo storico, presentano vicende frutto dell’immaginazione umana, potrebbe sembrare inadeguato, persino contraddittorio.E ammettiamo di esserci “trattenuti” di tanto in tanto, dal recensire qui opere (parliamo sempre di romanzi storici) che ci hanno affascinato, nel timore di discostarci troppo dalla nostra mission principaleParlare poi, come faremo oggi, di un volume che si rifà non tanto alla storia antica, bensì all’epica, potrebbe apparire doppiamente stridente.

Turchia: è qui che si parla la lingua viva più simile al Greco Antico

Una mappa della Grecia e della Turchia
con la colonia di Ponto in alto a dx
(clicca qui per ingrandire)

(For the English abstract of this article see below)


Si chiama Romeyka ed è un dialetto parlato dalle circa 5.000 persone che vivono in un gruppo di villaggi vicino alla città di Trabazon, presso il Mar Nero, nella Turchia nord orientale, in quella che una volta era la colonia greca di Ponto, toccata da Giasone e dai suoi Argonauti nel loro mitico viaggio dalla Tessaglia e regno delle leggendarie Amazzoni. I linguisti che si sono recentemente dedicati allo studio approfondito di questa lingua, oggi  solo parlata, hanno scoperto come essa sia una variante del Greco Pontico e presenti tali somiglianze strutturali e grammaticali con il greco antico parlato nel momento di massima influenza Greca sull’Asia Minore  tra il IV secolo a.C. e il IV d.C, come non ve ne sono di riscontrabili in nessuna altra lingua parlata oggi. Il greco moderno infatti, fortemente influenzato dal Greco-bizantino medievale, ha sviluppato grosse differenze con la sua controparte antica.“L’uso dell’infinito per esempio”, spiega Ioanna Sitaridou, lettrice di filologia romanza all’University of Cambridge, “si è perso in tutti gli altri dialetti greci oggi conosciuti, tanto che oggi chi parla greco moderno dice “Non posso che io vada” invece di “Non posso andare”. In Romeyka invece, non solo è stato preservato l’infinito, ma troviamo anche particolari costruzioni infinitive mai osservate fino ad ora che trovano paralleli solo nelle lingue romanze”.
Gli studiosi ipotizzano che questo forte legame tra la lingua Romeyka e il greco antico possa essere dovuto al fatto che le persone che la parlano siano effettivamente i discendenti diretti degli antichi greci che vivevano qui. Si tratta infatti di una comunità molto chiusa, sia dal punto di vista geografico che culturale, con pochissimi matrimoni al di fuori dei villaggi e pochissime infiltrazioni culturali esterne. E’ anche possibile però che queste persone siano discendenti di tribù immigrate che furono incoraggiate o obbligate a parlare la lingua degli antichi colonizzatori Greci.
La  scoperta offrirà  agli studiosi un’occasione senza precedenti di studiare l’evoluzione della lingua greca.

ENGLISH ABSTRACT:

Turkey: here the closest living language to ancient Greek is spoken

Some linguists are studying in depth Romeyka, a dialect spoken by some 5.000 people in the north-eastern part of Turkey, near the Black Sea, which has proven to be the closest living language to ancient Greek. The many grammatical and structural similarities between this dialect and the language spoken at the height of Greek influence across Asia Minor between the 4th century BC and the 4th century AD, will allow scholars to trace the development of this ancient language like never before. The modern Greek, in fact, has not been useful  for this purpose as it was strongly influenced by the medieval Byzantine Greek. This community, on the other hand, has always been secluded from the rest of the world, with his own language, music and very few marriages between villagers and outsiders so that scholars think they might even be the direct descendants of those Greek people who had inhabited the areas millennia ago.


(Fonte: The Independent, 3 gennaio 2010)

Clamoroso ritrovamento ad Itaca: sarà davvero la reggia di Ulisse?


Dopo sedici lunghi anni di ricerche sull’isola di Itaca, il professor Athanasios Papadopoulos dell’università di Ioannina e la sua équipe hanno finalmente trovato le tracce di quella che potrebbe essere la reggia del figlio di Laerte, Ulisse, descritta da Omero nell’Odissea. Il ritrovamento è avvenuto nella parte settentrionale dell’isola ionica, dove sono emersi i resti di un palazzo su tre piani simile ad altri palazzi micenei del tempo, alcune ceramiche e una fontana che gli archeologi farebbero risalire con una certa sicurezza proprio al XIII secolo avanti Cristo, cioè all’epoca in cui sarebbe vissuto Ulisse. Altri palazzi menzionati nel poema omerico sono stati rinvenuti negli anni scorsi, come quello di Aiace Telamonio a Salamina, quello di Menelao a Micene o quello di Nestore a Pilos e mentre la febbre che avvolge sempre i ritrovamenti sulle tracce della storia omerica sale, molti sono invece gli archeologi che sostengono che la vera importanza della scoperta non stia nel legame con il mito Omerico, ma nel palazzo in sé e nelle informazioni che esso può darci su quel periodo. “Che si tratti di Ulisse o no, spiega Andrea Carandini, che da anni scava il Palatino a Roma, “interessa fino a un certo punto, ora sappiamo che a Itaca c’era un re miceneo. E spero che si trovi anche l’archivio: tavolette importantissime in scrittura micenea che oggi siamo in grado di decifrare e che possono dare informazioni preziose». Mito, realtà, storia e finzione si fondono intorno a questa scoperta che potrebbe essere definita di “archeologia letteraria”.
Lo storico Luciano Canfora commenta in proposito: «Noi abbiamo un’idea riduttiva dell’epos di Omero, come mero ricettacolo di racconti leggendari. Ma la storicità della vicenda, dall’assedio di Troia alla figura di Agamennone, la spedizione dei principi greci e i loro tormentatissimi ritorni, non sono discutibili. L’archeologia cerca qualcosa che forse c’è stato, pur tra colpi di fortuna ed equivoci. E Omero – insiste Canfora – non è un poeta. Lui ci offre un racconto storico scritto in esametri, perché quella era l’unica forma di comunicazione».

(Fonte per la news “Il Corriere della Sera.it”, 24 agosto 2010)