Category Archives: MEDIOEVO

Firenze: rinvenuta una fossa comune sotto agli Uffizi

Un cimitero del V secolo sotto gli Uffizi

Gli archeologi al lavoro – Foto Ansa

 

…. pervenne la mortifera pestilenza…  (Giovanni Boccaccio, Il Decameron)

Parlando di peste a Firenze, non si può non pensare alle parole  con cui Giovanni Boccaccio, nel Decameron, ci descrive l’epidemia di peste nera che decimò la città a metà del XIV secolo e che servì da “cornice” alla sua raccolta di novelle.

“Dio, Cesare e Robin Hood” ovvero come fu costruito il Medio Evo inglese

Simon Thurley

La Cattedrale di Durham
(Foto National Geographic)

Simon Thurley, importante storico dell’architettura inglese, conduttore di numerosi programmi radio- televisivi sull’argomento nonché principale consulente del governo britannico per le questioni relative alla conservazione dei beni culturali, ha tenuto lo scorso inverno un ciclo di lezioni sulla storia dell’architettura inglese medievale presso il Gresham College di Londra, il più antico college per l’istruzione universitaria della città.

Rivelati i risultati del caso del pozzo medievale di Norwich

Ricostruzione della disposizione
dei corpi nel pozzo di Nowich.
(Foto BBC)
(Click here for the English Version of this article)
Lo scorso 31 gennaio Archeofilia pubblicava, per la serie “Intervista con la Storia”, un’intervista all’archeologo inglese Giles Emery che durante gli scavi effettuati a Norwich nel luogo destinato alla costruzione di un centro commerciale, aveva rinvenuto un pozzo medievale contenete ben 17 scheletri umani, dei quali 6 appartenenti ad adulti e 11 a bambini di età compresa tra i 2 e i 15 anni.

Pievepelago, 100 mummie raccontano la storia di un paese

La cripta come si è presentata agli
archeologi
La chiesa di San paolo di Roccapelago, sede
del ritrovamento.

       








                                                            

Pievepelago, un comune di poco più di 2000 anime posto in una conca dell’Appennino Modenese, vicino al confine con la Toscana, e noto fino a poco tempo fa come località turistica per i cittadini modenesi, è recentemente balzato agli onori della cronaca per un sensazionale ritrovamento archeologico che vi ha avuto luogo. Nella cripta della chiesa di San Paolo di Roccapelago di Pievepelago, durante i lavori di restauro, è stata riportata alla luce una fossa comune contenente i resti di circa 300 persone databili tra il 1580 e il 1750, di cui 100, grazie a particolari condizioni ambientali quali il clima asciutto e ventilato, sono  rimaste mummificate.
     L’eccezionalità della scoperta sta nel fatto che, al contrario di quanto accade di solito, non si tratta della mummificazione di un particolare gruppo sociale come beati o monaci, dovuta ad un preciso intervento umano, ma ad un processo naturale che ha permesso  ai corpi di un’intera comunità di conservarsi nel corso dei secoli. Notevole è dunque la rilevanza antropologica del rinvenimento, che tramite l’accertamento dell’età, dell’aspetto fisico e del DNA dei defunti permetterà di ricostruire la vita della comunità montana tra il  XVI e il XVII secolo nonché le loro abitudini alimentari, le loro carenze e i traumi fisici subiti durante la vita.
    La composizione stessa delle salme, con le mani intrecciate in segno di preghiera, la fede nuziale al dito ed elementi di decoro quali fasce che legavano la mandibola per evitarne lo spalancamento post-mortem, rimanda a forme di pietas che attestano la religosità di quella comunità, così come pure il raro esempio di lettera componenda  (o “di Rivelazione”), una sorta di “contratto” con Dio che prevedeva la protezione e la concessione di 5 grazie in cambio di preghiere. Vista la particolarità del documento ne riportiamo le parole secondo quanto interpretato fino ad ora dagli studiosi:

La lettera “componenda” rinvenuta tra i
resti umani di Pievepelago.

Quelli che diranno tre Pater Noster e se(…)
due Ave Marie ogni giorno per lo spazio di quindici
anni fino che finiscono detto numero, gli dono
cinque G……. (forse grazie)
La prima gli concedo ….. ()nazia e
remissione di tutti li peccati
Seconda non li farò ()ire le pe(N)e del purgatorio
Terza Morendo inanz() ()… li sarà concesso
(…)
Quarto li concedo (…)
avesse sparso il sangue
Quinto nel giorno d(..)
dal cielo in terra (:::)
e libererò l’anime d(:::) …
(XXX) grado dalle pene
(SE) La presente (Rivelazione) (…)vata al santo
… sepolcro in Gie(rusalemme) … e chi la portarà
adosso sarà libero da(l) (D)emonio e (n)on mori(r)a
subitaniamente … mala m(or)te
Portandola adosso la (d)onna gravida partoriva
senza pericolo. nella casa dove sarà questa
Rivelazione (?) non vi sarà illusione di cose cattive
chi poi (….) …………. avanti (?)
la sua morte vedrà la Gloriosa Vergine
Maria Amen

     Di estremo interesse, fa notare Iolanda Silvestri, esperta di tessuti antichi dell’Istituto per i Beni Culturali dell’Emilia Romagna, è anche il ricco corredo tessile recuperato. I sudari, le vesti in lino o cotone dotate di bordi merlettati, le calze in maglia e i copricapo a cuffietta in feltro di lana testimoniano uno stile di vita sobrio e basato su manufatti tessili lavorati in loco. I vari ornamenti quali collane, medaglie e crocifissi di diversi materiali permetteranno poi di risalire alla scala sociale di appartenenza dei vari individui.
Per quanto la più sensazionale, la scoperta delle mummie non è stata l’unica nella quale si sono imbattuti gli archeologi, che hanno anche portato alla luce due ambienti del castello medievale di Obizzo da Montegarullo, potente feudatario del Frignano e capo del partito guelfo che alla fine del XIV secolo si ribellò al dominio Estense, e sette tombe con sepolture multiple
     “Le mummie “, ha spiegato Filippo Maria Gambari, soprintendente archeologico dell’Emilia Romagna, “ sono un ritrovamento eccezionale perché non si tratta di un singolo resto umano, come spesso capita nei restauri delle chiese. Le mummie non sono trattate e presentano ancora tutti gli organi interni e dunque di tratta di un campione rilevante di una comunità dalla fine del ’500 per studi medici. Pensiamo ad esempio a quanto potremo sapere sul corpo umano in un periodo privo di inquinamento o conoscere le cause delle malattie. Non va però commesso l’errore di considerare questi corpi solo come campioni di studio, perché sono cadaveri di persone della comunità di Pievepelago, quindi ci vuole rispetto e pertanto nel trasportarli nei laboratori dell’Università di Bologna-Ravenna abbiamo chiesto aiuto alle pompe funebri Gibellini. Ad ogni modo arriveranno dati eccezionali anche per gli oggetti ritrovati (piccole medaglie, crocifissi, addirittura una lettera ancora leggibile) e soprattutto per gli abiti che saranno studiati dall’Istituto Beni culturali della Regione”.
(Soprintendenza per i beni archeologici dell’Emilia Romagna, 22 giugno 2011)
ENGLISH ABSTRACT
Pievepelago (Italy):100 mummies tell the story of a village


In the small Italian village of Pievepelago, a mountain resort nested among the Appennini mountains in the province of Modena, archaeologists have made a sensational discovery. In the crypt of the San Paolo di Roccapelago di Pievepelago, about 300 bodies dating back between 1580 and 1750 have been found, of which 100 were mummified  due to the favourable environment conditions such as the dry climate and the airy room. The discovery will allow scientists and archaeologists to gain an unprecedented understanding of the life of the mountain community in those centuries. Among the several interesting objects found with the mummies, there are many crucifixes and a rare example of a “componenda letter”, a document representing a sort of contract with God where the writer promises prayers in exchange for 5 graces.

Modena: Parco Novi Sad, archeologia di uno spazio urbano

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Veduta della strada romana rinvenuta al
parco Novi Sad di Modena.
Roberta Zanasi, inviata di Archeofilia, ha partecipato lo scorso week-end al progetto senza precedenti ideato dal comune di Modena intitolato “Al lavoro con gli archeologi al Novi Park” svoltosi nell’ambito della tredicesima “Settimana della cultura” e dell’iniziativa provinciale “Musei da gustare”, che ha permesso a cittadini volontari di partecipare agli ultimi momenti dello scavo archeologico presso il Parco di Modena sotto l’attenta supervisione degli archeologi che per circa un anno hanno collaborato allo scavo. Secchio, paletta,  mazzetta, cazzuola inglese e guanti gli strumenti in dotazione ad ogni postazione mentre ai volontari è stato chiesto solo di presentarsi in abbigliamento comodo e con tanta voglia di scoprire. 

Un nuovo studio sulla Morte Nera, la peste che sconvolse l’Europa

Erano già gli anni dalla fruttifera incarnazione del figliolo di Dio al numero pervenuti di 1348, quando, nell’egregia città di Firenze pervenne la mortifera pestilenza la quale o per operazione dei corpi superiori, o per le nostre inique opere, da giusta ira di Dio mandata d’un luogo in un altro continuandosi, verso l’occidente s’era ampliata”.

Giovanni Boccaccio, Il Decamerone

Un gruppo di antropologi della Johannes Gutenberg University Mainz (JGU) in Germania ha svolto un nuovo studio, pubblicato sulla rivista specializzata on-line Plos Pathogens, sulle cause della cosiddetta “Morte Nera”, l’epidemia di peste che a partire del 1347 e fino al 1353 decimò la popolazione Europea causando la morte di circa 25 milioni di persone in tutto il continente, quasi un terzo della popolazione del tempo. Il mondo occidentale cadde letteralmente nel caos in seguito a questa pandemia incontrollabile e le scarse conoscenze mediche del tempo, ancora legate ai precetti medici di Ippocrate e Galeno, basate sulla teoria dei quattro umori e permeate di superstizione e false credenze, non solo non furono in grado di curarla, ma nemmeno di identificarne le possibili cause e quindi di arginarne la diffusione. Si pensò a punizioni divine scatenate dalla corruzione del clero, a cause astronomiche (Gentile da Foligno sosteneva che la malattia fosse provocata dalla congiunzione di alcuni pianeti che aveva creato una aer corruptus la quale, se respirata faceva ammalare) o anche sismiche (per Alfonso da Cordoba un terremoto avrebbe fatto fuoriuscire dalle viscere della terra un miasma velenoso). Sarà solo mezzo millennio più tardi, nel 1894, che il medico Svizzero Alexander Yersin,  studiando l’epidemia che si era diffusa ad Hong Kong, sarebbe riuscito ad isolare il bacillo causa della malattia (che da lui prese il nome di Yersinia pestis )e a crearne un siero.
Lo studio della Johannes Gutenberg University Mainz (JGU) dunque, non solo conferma definitivamente l’ipotesi che alla base della Peste Nera vi fosse proprio l’Yersinia pestis, ma anche che questo battere fosse presente in almeno due sue varianti. I ricercatori hanno infatti effettuato analisi su materiale genetico proveniente dalle tombe di massa di cinque differenti paesi (Inghilterra, Francia, Germania, Italia e Paesi Bassi), dimostrando così che “la peste ha viaggiato per l’Europa tramite almeno due diversi canali che poi si sono sviluppati in due modi diversi ” rispettivamente nel Nord e nel Sud, come ha spiegato la Dottoressa Barbara Bramanti dell’Istituto di Antropologia della Mainz University e che “la storia e le vie di diffusione di questa pandemia siano state molto più complesse di quanto non si sia creduto fino ad ora”.
(Fonte per la news: Science Daily – Storica National Geographic n.21  )
ENGLISH ABSTRACT:
A new study carried out by some scholars of the Johannes Gutenberg University Mainz (JGU) in Germany and published on the on-line open Magazine PLoS Pathogens, confirmed the Yersinia pestis bacteria as the cause of the terrible plague which swept through western Europe in the second half of the XIV century. This new study, based on the analysis of genetic materials found in five mass graves in five different countries, identified at least two types of Yersinia pestis suggesting how the “ plague traveled to Europe over at least two channels, which then went their own individual way” (Barbara Bramanti Institute of Anthropology, Mainz University).

Una delegazione Italiana sulle tracce di Kubilai Khan

 Kubilai Khan (1215-1294)

La Soprintendenza del Mare della Regione Siciliana insieme all’Università di Bologna, a Archeologia attiva s.c.a r.l. e in collaborazione con l’Asian Research Institute of Underwater Archaeology ha portato a termine la missione di ricerca, avviata nel 2001, volta a ritrovare nella Baia di Maegata, sulla costa occidentale del’isola di Ojika, prefettura di Nagasaki (Giappone meridionale), i relitti pertinenti alla sfortunata spedizione con cui Kubilai Khan nel 1281 tentò, per la seconda volta, di invadere il Giappone.
Definito ne «Il Milione» da Marco Polo, che servì presso la sua corte per oltre 17 anni da suo favorito , come “lo Grande Signore, che Cablai avea nome, ch’era signore di tutti li Tartari del mondo e di tutte le province e regni di quelle grandissime parti”*, Kubilai Khan era il nipote del fondatore dell’impero mongolo Gengis Khan, e fu lui stesso fondatore del primo impero cinese della Dinastia Yuan. Interessato all’oro giapponese, tentò per ben due volte l’invasione dell’isola ma in entrambi i casi senza successo. La prima volta, nel 1274 fu respinto dai samurai e dalle avverse condizioni meteorologiche. La seconda volta come si è detto nel 1281, la flotta di più di 1.170 navi fu letteralmente spazzata via da un forte tifone sembrerebbe, anche a causa del fatto che la spedizione era stata organizzata in poco tempo e facendo uso di imbarcazioni più adatte alla navigazione fluviale che non a quella marittima. Sarebbero dunque proprio i resti di quelle navi (ceramiche di vario tipo e ossa di animali classificate dagli studiosi come residui di cambusa) ad essere stati portati alla luce dalle ricerche subacquee della nuova spedizione italo nipponica, insieme a quelli di tanti altri naufragi che confermano la funzione strategica rivestita nel corso dei secoli dall’isola di Ojika, ponte naturale nelle rotte di collegamento tra la Corea, la Cina ed il Giappone meridionale.
Le due fallite invasioni sono state sempre considerate di grande rilevanza storica in quanto posero un limite all’espansione Mongola e rappresentano l’unica volta in cui il Giappone ha rischiato di essere occupato in 1500 anni, prima della Seconda Guerra Mondiale.

*Vedi edizione on-line de “Il Milione” di Marco Polo
ENGLISH ABSTRACT
Some Sicilian underwater archaeologists joined a Japanese team for a joint venture aimed at exploring one of history’s most catastrophic military missions: the failed attempts of the Mongolian Emperor Kublai Khan to invade Japan in the 13th century. The Khan launched two disastrous attacks on Japan, one in 1274 and the second in 1281, both of which collapsed after the intervention of a ‘divine wind’. The archaeologists have worked in the seas off Ojika Island, in western Japan, where they have found many artefacts. Some of them belonged to the Khan’s ships, while others to different ships that have followed those commercial routes over the centuries and have shipwrecked in that stretch of sea.

(FONTE:Archeogate FOTO: Wikipedia 8 settembre 2010)

Germania: scoperto il passaggio nel muro dei Vichinghi

Un team di archeologi tedeschi ha recentemente riportato alla luce, nei pressi della cittadina di Haithabu, nella parte nord-orientale dello Schleswig-Holstein, in Germania, l’unica porta esistente nel leggendario vallo di 30 chilometri portato a termine dai Vichinghi nell’VIII secolo a protezione del loro regno sul confine con le terre dei Franchi di Carlo Magno e probabilmente iniziato . La scoperta riporta l’attenzione internazionale sul Danevirke (questo il nome danese del muro) che viene considerato uno dei più grandi siti archeologici d’Europa e che prova che i Vichinghi, contrariamente a quanto spesso si creda, non fossero solo saccheggiatori e razziatori, ma anche commercianti ed abili costruttori: il muro, dello spessore di 3 metri, è stato infatti costruito con milioni di pietre, alcune della grandezza di un pugno, e altre che raggiungono il peso di 50 kg. Secondo i documenti del tempo che parlano della “Wiglesdor”, la porta nel Danevirke, essa aveva una larghezza di 5 metri e includeva una sorta di dogana, nonché alcune taverne e bordelli frequentati principalmente dalle carovane e dai commercianti che la attraversavano.
Il ritrovamento riveste una grande importanza anche per la Danimarca, che da tempo considera il muro come simbolo dell’ autonomia dalla Germania e della propria identità nazionale, tanto da dare il nome nel XIX secolo a numerosi giornali danesi e a diventare la meta di numerose visite da parte della regina Margrethe II e del principe Frederik.

ENGLISH ABSTRACT:
A team of archaeologists have recently found near Schleswig (in Northern Germany, near the Danish border) the legendary gateway to the 30-kilometre wall the Viking built in 808 to protect themselves from the Franks of Charlemagne. The wall, called Danevirke, is proof of the fact that the Viking were not only plunderers, but they also built and traded.

(News: The Local, Germany news in English, 27 agosto 2010 – Foto: Wikipedia)

Un viaggio nella storia


MSC crociere insieme a Storica, il mensile sulla storia del National Geographic, organizzeranno dal 16 al 23 ottobre una speciale crociera nel Mediterraneo che ripercorrerà le orme dei Templari toccando Francia, Spagna, Tunisia e Malta, i magici luoghi che hanno dato origine alla leggenda del santo Graal.Il professor Dino Carpanetto, professore di Storia Moderna dell’Università di Torino e direttore di Storica accompagnerà i partecipanti tenendo conferenze sui temi della crociera, facendo loro rivivere la storia dell’antica Grecia, dell’impero Romano e di quello Ottomano.
Per informazioni rivolgersi ad una qualunque agenzia di viaggi chiedendo della Crociera MSC di Storica.
I prezzi sono più che abbordabili, basta avere la possibilità di assentarsi dal lavoro una settimana a fine ottobre!

(Storica, numero 18, agosto 2010)