Category Archives: REPORTAGE ORIGINALE

Paolo Graziosi: dalla Venere di Savignano al K2

 

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Paolo Graziosi al lavoro – Foto Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria

A 60 anni dalla partecipazione del noto archeologo e antropologo italiano Paolo Graziosi alla spedizione sul  K2 guidata da Ardito Desio, il FAI Giovani Modena in collaborazione con il comune di Savignano sul Panaro ha organizzato un convegno su questo importante studioso del 900 proprio a Savignano, paese di origine della sua famiglia. In realtà, la spedizione al centro dell’incontro “Un Modenese sul K2” rappresenta solo uno dei tasselli della ricca carriera di Paolo Graziosi, che i lettori del nostro sito ricorderanno perché primo studioso a pubblicare ufficialmente uno studio sulla Venere di Savignano (vedi post in proposito).

Archeofilia ha visitato per voi…
La Venere a Savignano

Nome della mostra: La Venere a Savignano
Data della visita: 5 aprile 2014, inaugurazione mostra
Luogo: Museo della Venere, Savignano sul Panaro
Durata mostra: 5 aprile- 15 giugno 2014

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La Venere nel museo di Savignano che porta il suo nome – Foto M. Pancaldi

Tutti i riflettori sono puntati su di lei all’interno del piccolo museo che porta il suo nome a Savignano sul Panaro. E’ infatti  la Venere l’unica, indiscussa e tanto attesa protagonista della mostra che si terrà presso il comune in provincia di Modena fino al 15 giugno 2014.

Delle circostanze della sua scoperta, così  come delle numerose polemiche che hanno circondato il prezioso reperto sin dal suo rinvenimento nel 1925 si è già parlato nel post precedente. Questo articolo si prefigge invece di offrire uno scorcio sulle conoscenze  ma anche sugli interrogativi ancora aperti relativamente alla Venere e agli uomini che l’hanno creata, e forse venerata, grazie anche al contributo  di una delle più eminenti studiose sul tema, l’archeologa Margherita Mussi, intervistata in esclusiva da Archeofilia in occasione del convegno di presentazione alla mostra.

Archeofilia ha visitato per voi…
Il Rex, Tarabotto e l’epopea dei transatlantici

Nome della mostra: Il Rex, Tarabotto e l’epopea dei transatlantici
Data della visita: 18 agosto 2013, inaugurazione mostra
Luogo: Castello di Lerici, Lerici (SP)
Durata mostra: 18 agosto – 27 ottobre 2013


Con il nuovo articolo della serie  “Archeofilia ha visitato per voi” prosegue il nostro excursus, iniziato nel post precedente, sulla storia del transatlantico Rex, la leggenda dei mari degli anni ’30.  Questa volta ci siamo recati personalmente in visita alla mostra presso il castello di Lerici dove tra cimeli, foto e documenti rivive l’epoca d’oro dei grandi transatlantici italiani.

Un team di esperti alla riscoperta della "Grande Fuga"

Una troupe televisiva del canale britannico Channel 4 è tornata insieme ad un team di esperti presso lo Stalag Luft III, il campo di prigionia tedesco che fu teatro della fuga di massa immortalata dal popolare film del 1962.

 
Il Dott. Pollard presso l’entrata del condotto al tunnel “Harry”.
 
 Era la notte tra il 24 e il 25 marzo del 1944 quando 200 piloti delle forze aeree alleate, in gran parte appartenenti alla Royal Air Force, si apprestavano ad affrontare la fuga dal campo di prigionia tedesco nel quale erano detenuti, lo Stalag Luft III, situato a 100 miglia a est di Berlino. Non si trattava però di prigionieri qualunque, né di un campo di prigionia come tanti, e quello che stavano per compiere sarebbe passato alla storia come il più massiccio e significativo, anche se per molti di loro tragico, tentativo di fuga mai realizzato durante la Seconda Guerra Mondiale.
Vent’anni più tardi, nel 1963, Hollywood avrebbe consacrato al mito quell’impresa con il film “La grande fuga” di  John Sturges, diventato un classico del fim di guerra, che riproponeva gli eventi di quei mesi e di quella particolare notte con attori del calibro di Steve McQueen, Charles Bronson, James Coburn e James Garner (per nominarne solo alcuni).

INTERVISTA CON LA STORIA 5
Il professor Alberto Mandreoli parla dell’eccidio di Montesole

Il sacrario ai caduti dell’Eccidio di Marzabotto

(See below for the English abstract of this article)

     In occasione della Giornata della Memoria, che, ricordiamo, è stata fissata il 27 gennaio in quanto data dell’abbattimento dei cancelli di Auschwitz da parte delle truppe sovietiche dirette a Berlino, Archeofilia ha intervistato Alberto Mandreoli,  professore e storico bolognese, in merito a una vicenda per troppo tempo sminuita o addirittura negata, ma che oggi viene considerata come uno dei più gravi crimini perpetrati dalle forze nazi-fasciste contro la popolazione civile durante la Seconda Guerra Mondiale. L’eccidio di Montesole, che in pochi giorni, tra il 29 settembre e il 5 ottobre del 1944 portò alla morte di ben 770 persone nel comune bolognese di Marzabotto, rimane ancora oggi una delle pagine più scure della storia Italiana, sia per l’atrocità e la brutalità della strage che per il modo in cui quelle vicende furono successivamente trattate dalla giustizia, dalla cronaca e dalla storiografia del nostro paese.

INTERVISTA CON LA STORIA 4
John Franklin parla del Progetto Hougoumont

L’apertura delle porte di Hougoumont

Hougoumont oggi (Foto trable.com)


 

 

 

 

 

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Il 18 giugno 1815 ha avuto luogo, nella campagna belga a circa dieci chilometri da Bruxelles, una delle battaglie più sanguinarie del suo secolo. Fu una battaglia che, in sole otto ore, provocò la morte di circa 48.000 persone cambiando il corso della storia e gettando le fondamenta dell’Europa moderna. A Waterloo, quel giorno, l’esercito della Settima Coalizione guidato dal Duca di Wellington insieme ad un esercito prussiano comandato da Gebhard Leberecht von Blücher, sconfiggeva una volta per tutte Napoleone Bonaparte.

Modena: Parco Novi Sad, archeologia di uno spazio urbano

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Veduta della strada romana rinvenuta al
parco Novi Sad di Modena.
Roberta Zanasi, inviata di Archeofilia, ha partecipato lo scorso week-end al progetto senza precedenti ideato dal comune di Modena intitolato “Al lavoro con gli archeologi al Novi Park” svoltosi nell’ambito della tredicesima “Settimana della cultura” e dell’iniziativa provinciale “Musei da gustare”, che ha permesso a cittadini volontari di partecipare agli ultimi momenti dello scavo archeologico presso il Parco di Modena sotto l’attenta supervisione degli archeologi che per circa un anno hanno collaborato allo scavo. Secchio, paletta,  mazzetta, cazzuola inglese e guanti gli strumenti in dotazione ad ogni postazione mentre ai volontari è stato chiesto solo di presentarsi in abbigliamento comodo e con tanta voglia di scoprire. 

Rinvenuti a Savignano sul Panaro (MO) i resti di una villa rustica romana

Reportage Originale di Roberta Zanasi

Foto di Roberta Zanasi
Un angolo del mosaico
Profilo dei muri della stanza

“Ecco che incominciamo a voler dipingere con le pietre”
Plinio il Vecchio (23-79 d.C.)

            Che la valle del Panaro sia stata un centro di antichissimo insediamento ormai è cosa ampliamente dimostrata. La vicinanza con il fiume, che permetteva un facile approvvigionamento di acqua, e delle colline che assicuravano una buona esposizione al sole delle coltivazioni e una sicura postazione difensiva hanno sempre reso queste zone estremamente vantaggiose per le popolazioni di tutte le epoche. Paesi come Spilamberto, ricco di ritrovamenti che vanno dalla preistoria all’età romana, al medioevo e ai Longobardi, o Savignano sul Panaro, sede di un villaggio preistorico scoperto durante gli scavi per la costruzione del municipio e luogo di rinvenimento dell’idoletto del paleolitico passato agli onori della cronaca con il nome di “Venere di Savignano”, nonché di una importante necropoli villanoviana, non mancano mai di rivelare, in occasione degli scavi per la costruzione di edifici o di opere civili, vestigia del passato.
            Ed è stato infatti proprio per la costruzione di una nuova rotonda che nella primavera scorsa, in località Magazzino di ­Savignano, gli operai del cantiere hanno visto emergere dal terreno, a circa 80 cm/ un metro da terra,  una grande quantità di laterizi in ceramica (mattoni, tegole, cocci di vasi) nonché, dulcis in fundo, una serie di tesserine cubiche dai colori neutri e chiari, di circa un centimetro di lato, che hanno portato al ritrovamento di una porzione di mosaico intatta di fattura romana e probabilmente databile intorno al IV/V secolo d.C. Dai documenti risulta che il sito fosse già stato scavato nel ’700 e quindi già probabilmente deprivato dei manufatti più significativi nonché della parte centrale del mosaico stesso, che la presenza di alcune tessere di colore verde e turchino farebbe pensare essere la più raffinata e colorata. Si tratterebbe di un mosaico di tipo  opus tessellatum (un tipo di mosaico a cubetti fino 2 cm di lato utilizzato per bordure, fondi o disegni geometrici) adiacente ad un altro pavimento invece costruito secondo la tecnica dell’opus signinum  costituito da tessere distanziate che creano disegni geometrici su fondo in cacciopesto.
             Questo affascinante elemento decorativo, la particolare posizione dell’edificio di cui esso faceva parte, in una zona pianeggiante posta appunto tra il fiume e le colline, e la presenza in loco di mattoni dal profilo circolare che lasciano intuire la presenza di colonne, hanno fatto giungere  alla conclusione  che ci si trovi davanti a quella che viene chiamata dagli studiosi una “villa rustica” romana, che corrisponderebbe all’odierna azienda agricola, un tipo di costruzione che incominciò a diffondersi nel III secolo a.C. con l’espansione di Roma verso il nord Italia e che fu soggetta nei secoli a varie modifiche ed evoluzioni. Nella sua forma base la villa rustica era composta però da diversi edifici suddivisi in due parti fondamentali, la pars dominica, cioè la parte abitata dai proprietari, di cui verosimilmente farebbe parte la porzione di pavimento venuta alla luce a Savignano, e la pars massaricia, fulcro dell’economia della casa, che comprendeva l’area in cui vivevano gli schiavi (pars rustica vera e propria) e quella in cui venivano effettuati i lavori domestici come la pressatura delle olive per l’olio o quella dell’uva per il vino ( pars fructuaria)  nonchè la fabbricazione di oggetti ceramici per l’uso quotidiano.
            In questi giorni gli archeologi stanno lavorando alla rimozione del prezioso mosaico, che verrà ricoperto da una colla idrosolubile e sollevato dalla base per poi essere trasportato in laboratorio, restaurato e messo in mostra presso il museo archeologico di Modena.ENGLISH ABSTRACT:

The remains of a roman country villa dating back to the V century AD were found in Savignano sul Panaro (a small town in the Northern Italian Province of Modena) last spring, during the works for a new roundabout. Normally, the country villa or villa rustica was made up of at least two important parts – the pars dominica, where the owners lived, and the pars massaricia, which included the slaves’ rooms and the areas where everyday works were carried out. The most notable element that was found on the site is a mosaic made of several small pieces of light coloured stone tesseras which had probably already been excavated in the XIX century and that is now being removed by archaelogists to be taken to the archaeological museum in Modena.