Category Archives: ROMANI

Cronaca di un mosaico riscoperto

particolare

Particolare del mosaico

 Nell’ottobre 2010 Archeofilia pubblicava in esclusiva la notizia del ritrovamento in località Magazzino di Savignano sul Panaro (Modena) di  un mosaico romano che decorava una ricca dimora di campagna del V secolo dc. Allora ci eravamo recati personalmente sul luogo dello scavo per parlare con gli archeologi e i restauratori che si sono occupati del recupero del pavimento musivo e ne era nato un post “a freddo” sulla scoperta.  Oggi, a tre anni esatti da quei giorni,  il mosaico è arrivato nella sua sede definitiva, la casa natale di Giuseppe Graziosi, il pittore e scultore che vide i natali proprio a Savignano sul Panaro nel 1879,  e la cui vita, come vedremo,  si intrecciò sul finire dell’ottocento con quella del nostro mosaico.

Quello che vi proponiamo  oggi è dunque una cronaca della storia del mosaico  dalla sua realizzazione alla presentazione ufficiale dello scorso 26 ottobre 2013.

Opercula Inscripta, un mistero ancora tutto da svelare

Alcuni degli esemplari di opercula inscripta
 ora in fase di studio. Provenienze diverse.
(Clicca sulla foto per ingrandire)
Tra i ritrovamenti fittili di epoca romana più diffusi ci sono sicuramente le anfore, i contenitori per eccellenza utilizzati per il trasporto e la conservazione di prodotti alimentari quali olio e grano che in alcuni casi venivano ad assumere persino funzioni di tipo funerario.
Non stupisce dunque che la classificazione di questi contenitori, per forme e datazione, risalga già al 1899. In quell’anno infatti, lo studioso tedesco Henry Dressel, dopo aver a lungo studiato le anfore rinvenute a Roma presso il monte Testaccio che aveva rivelato una discarica di cocci alta quasi 30 metri, ne stilò una classificazione tipologica, che sebbene leggermente modificata nel tempo, è ancora oggi in uso dagli archeologi.
Piuttosto trascurati dagli studiosi sono stati invece i coperchi di questi contenitori, spesso fissati  in posizione con pece allo scopo di impedire la fuoriuscita dei preziosi prodotti.

“Spintria” romana trovata sulle sponde del Tamigi

La moneta rinvenuta presso il Putney
Bridge, West London.
Foto: Stephanie Schaerer per The Telegraph

(See below for the English abstract of this article)

Regis Cursan, il pasticcere londinese che, approfittando dalla marea particolarmente bassa e incurante della fitta pioggia, ha trovato con il suo metal detector una moneta romana sulla sponda del Tamigi, non poteva immaginare di trovarsi di fronte ad un ritrovamento tanto singolare. Si trattava infatti del primo esemplare rinvenuto nel Regno Unito di “spintria” romana, la particolare moneta che veniva utilizzata per il pagamento delle prestazioni sessuali delle prostitute.

Modena: Parco Novi Sad, archeologia di uno spazio urbano

Click here for the English version of this post.
Veduta della strada romana rinvenuta al
parco Novi Sad di Modena.
Roberta Zanasi, inviata di Archeofilia, ha partecipato lo scorso week-end al progetto senza precedenti ideato dal comune di Modena intitolato “Al lavoro con gli archeologi al Novi Park” svoltosi nell’ambito della tredicesima “Settimana della cultura” e dell’iniziativa provinciale “Musei da gustare”, che ha permesso a cittadini volontari di partecipare agli ultimi momenti dello scavo archeologico presso il Parco di Modena sotto l’attenta supervisione degli archeologi che per circa un anno hanno collaborato allo scavo. Secchio, paletta,  mazzetta, cazzuola inglese e guanti gli strumenti in dotazione ad ogni postazione mentre ai volontari è stato chiesto solo di presentarsi in abbigliamento comodo e con tanta voglia di scoprire. 

Antico centro termale romano riaffiora a Gerusalemme

Una foto agli scavi

(See below for the English abstract of this article)

Gerusalemme è considerata una delle città più interessanti al mondo dal punto di vista archeologico dal momento che gli scavi effettuati sul suo territorio non mancano mai di fare affiorare vestigia del suo passato plurimillenario (le sue origini risalgono addirittura all’età della pietra). E’ per questo che nei giorni scorsi, agli scavi per la costruzione di un nuovo mikvé (un bagno rituale ebraico), nel quartiere Ebraico della città antica, era presente anche un gruppo di archeologi che hanno fermato immediatamente i lavori quando si sono accorti di essersi imbattuti in un antico centro termale Romano risalente a circa 1800 anni fa. Il complesso, che comprendeva una piscina ricoperta da lastricato in mosaico bianco, una serie di vasche singole rivestite in gesso, ed i relativi tubi per il passaggio dell’acqua, era stato costruito da e per la famosa Decima Legione romana, come le tegole dell’edificio e le stesse vasche testimoniano, riportando il marchio “L.X.F” che stava per Legio X Fretensis. La piscina serviva ai soldati per lavarsi e rinfrescarsi dopo una pesante giornata di lavoro e, nonostante gli stabilimenti termali romani fossero famosi per il loro sfarzo e il loro lusso, questo, essendo destinato a soldati, aveva caratteristiche molto più sobrie e spartane. La Decima Legione, che era stata fondata da Augusto nel 41 a.C. per combattere contro Sesto Pompeo, era composta da circa 6.000 soldati e rimase di stanza a Gerusalemme per circa duecento anni in seguito alla soppressione da parte di Tito di una rivolta antiromana che portò alla distruzione della città e dello stesso Tempio di Gerusalemme (70 A.D.). Nel 135 poi la stessa legione fu coinvolta nella soppressione di un’altra rivolta, capeggiata da Bar Kochba (132-135) e scoppiata a seguito della decisione dell’imperatore Adriano di costruire un tempio dedicato a Giove proprio, come afferma lo storico Dione Cassio, sulla spianata dove un tempo sorgeva il Tempio. In effetti lo stesso imperatore Adriano aveva fondato proprio a Gerusalemme la colonia Romana chiamata Aelia Capitolina che i recenti ritrovamenti dimostrano essere stata più grande di quanto fino ad ora si pensasse.

ENGLISH ABSTRACT:

A 1.800-year-old pool along with a series of bath tubs were unearthed last week in the Jewish Quarter of the Old City of Jerusalem. The bathhouse, dating from the second and third centuries A.D. was built by and for the famous Roman X Legion which garrisoned in the city for two hundred years and was involved in the destruction of the city and its famous temple in 70 A.D. and later in the suppression of the Bar Kochba rising (132-135).

(Fonte per la news: Israel News.net Foto: Israel Antiquities Authority)

Rinvenuti a Savignano sul Panaro (MO) i resti di una villa rustica romana

Reportage Originale di Roberta Zanasi

Foto di Roberta Zanasi
Un angolo del mosaico
Profilo dei muri della stanza

“Ecco che incominciamo a voler dipingere con le pietre”
Plinio il Vecchio (23-79 d.C.)

            Che la valle del Panaro sia stata un centro di antichissimo insediamento ormai è cosa ampliamente dimostrata. La vicinanza con il fiume, che permetteva un facile approvvigionamento di acqua, e delle colline che assicuravano una buona esposizione al sole delle coltivazioni e una sicura postazione difensiva hanno sempre reso queste zone estremamente vantaggiose per le popolazioni di tutte le epoche. Paesi come Spilamberto, ricco di ritrovamenti che vanno dalla preistoria all’età romana, al medioevo e ai Longobardi, o Savignano sul Panaro, sede di un villaggio preistorico scoperto durante gli scavi per la costruzione del municipio e luogo di rinvenimento dell’idoletto del paleolitico passato agli onori della cronaca con il nome di “Venere di Savignano”, nonché di una importante necropoli villanoviana, non mancano mai di rivelare, in occasione degli scavi per la costruzione di edifici o di opere civili, vestigia del passato.
            Ed è stato infatti proprio per la costruzione di una nuova rotonda che nella primavera scorsa, in località Magazzino di ­Savignano, gli operai del cantiere hanno visto emergere dal terreno, a circa 80 cm/ un metro da terra,  una grande quantità di laterizi in ceramica (mattoni, tegole, cocci di vasi) nonché, dulcis in fundo, una serie di tesserine cubiche dai colori neutri e chiari, di circa un centimetro di lato, che hanno portato al ritrovamento di una porzione di mosaico intatta di fattura romana e probabilmente databile intorno al IV/V secolo d.C. Dai documenti risulta che il sito fosse già stato scavato nel ’700 e quindi già probabilmente deprivato dei manufatti più significativi nonché della parte centrale del mosaico stesso, che la presenza di alcune tessere di colore verde e turchino farebbe pensare essere la più raffinata e colorata. Si tratterebbe di un mosaico di tipo  opus tessellatum (un tipo di mosaico a cubetti fino 2 cm di lato utilizzato per bordure, fondi o disegni geometrici) adiacente ad un altro pavimento invece costruito secondo la tecnica dell’opus signinum  costituito da tessere distanziate che creano disegni geometrici su fondo in cacciopesto.
             Questo affascinante elemento decorativo, la particolare posizione dell’edificio di cui esso faceva parte, in una zona pianeggiante posta appunto tra il fiume e le colline, e la presenza in loco di mattoni dal profilo circolare che lasciano intuire la presenza di colonne, hanno fatto giungere  alla conclusione  che ci si trovi davanti a quella che viene chiamata dagli studiosi una “villa rustica” romana, che corrisponderebbe all’odierna azienda agricola, un tipo di costruzione che incominciò a diffondersi nel III secolo a.C. con l’espansione di Roma verso il nord Italia e che fu soggetta nei secoli a varie modifiche ed evoluzioni. Nella sua forma base la villa rustica era composta però da diversi edifici suddivisi in due parti fondamentali, la pars dominica, cioè la parte abitata dai proprietari, di cui verosimilmente farebbe parte la porzione di pavimento venuta alla luce a Savignano, e la pars massaricia, fulcro dell’economia della casa, che comprendeva l’area in cui vivevano gli schiavi (pars rustica vera e propria) e quella in cui venivano effettuati i lavori domestici come la pressatura delle olive per l’olio o quella dell’uva per il vino ( pars fructuaria)  nonchè la fabbricazione di oggetti ceramici per l’uso quotidiano.
            In questi giorni gli archeologi stanno lavorando alla rimozione del prezioso mosaico, che verrà ricoperto da una colla idrosolubile e sollevato dalla base per poi essere trasportato in laboratorio, restaurato e messo in mostra presso il museo archeologico di Modena.ENGLISH ABSTRACT:

The remains of a roman country villa dating back to the V century AD were found in Savignano sul Panaro (a small town in the Northern Italian Province of Modena) last spring, during the works for a new roundabout. Normally, the country villa or villa rustica was made up of at least two important parts – the pars dominica, where the owners lived, and the pars massaricia, which included the slaves’ rooms and the areas where everyday works were carried out. The most notable element that was found on the site is a mosaic made of several small pieces of light coloured stone tesseras which had probably already been excavated in the XIX century and that is now being removed by archaelogists to be taken to the archaeological museum in Modena.

Firenze: un teatro romano sotto a Palazzo Vecchio

Il teatro sotterraneo nel cuore di Firenze

Firenze non finirà mai di sorprendere i visitatori con i suoi tesori. Dopo 6 anni di scavi infatti, sabato 25 settembre sarà aperto al pubblico per la prima volta il teatro romano dell’antica Florentia il cui nucleo originale risalirebbe addirittura al periodo della fondazione della colonia romana – fine del primo secolo avanti Cristo – e che nel I-II secolo, il periodo di suo massimo splendore, dopo opportuni ampliamenti sarebbe stato in grado di ospitare fino a 10-15 mila spettatori. Il teatro, che si estende sotto parte di Palazzo vecchio e palazzo Gondi, con la cavea rivolta verso piazza della Signoria e la scena lungo via dei Leoni, rimase in funzione fin verso il V secolo, per poi cadere in disuso e venire dimenticato completamente. La struttura rivide la luce solo nell’Ottocento, in occasione dei lavori di sventramento e ammodernamento che interessarono la città.
Il visitatore potrà ammirare le burelle ovvero i corridoi radiali su cui posava la cavea a semicerchio, il vomitorium, il corridoio centrale che portava all’interno del teatro e il margine interno della piattaforma dell’orchestra, che nel teatro romano non ospitava il coro come in quello greco, ma era riservata alle autorità. Sopra al teatro sono state poi trovate varie stratificazioni con strutture appartenenti ad altre epoche (ad esempio un pozzo ed un fronte stradale medievale) che dimostrano come questa zona della città sia sempre stata molto utilizzata.
“Con la riscoperta del teatro romano – ha affermato l’assessore alla Cultura Giuliano Da Empoli – inizia un percorso che porterà a Palazzo Vecchio il Museo della città, attualmente ospitato alle Oblate, e al conseguente allargamento della Biblioteca. Riteniamo infatti che il Museo della città, che racconta la storia di Firenze, sia naturalmente connaturato a Palazzo Vecchio e solo qui, proprio partendo dalle fondamenta e arrivando fino alle terrazze, possa affascinare cittadini e turisti illustrando la tradizione e l’evoluzione millenaria della sede del potere cittadino”.

ENGLISH ABSTRACT:
After 6 years of archaeological works, from September 25th, Palazzo Vecchio will open for the first time to the public the Roman Theatre found underneath it which dates back to 1st century B.C . and which in the I-II century AD could host about 10-15.000 people. The theatre will become part of the new museum of the city that will be moved to Palazzo Vecchio.

(Fonte: diariodifirenze.it, 24 settembre 2010 – Foto: Corriere Fiorentino)

Gaio Apuleio Diocle, lo sportivo più ricco di tutti i tempi


Secondo uno studio effettuato recentemente dal professor Peter Struck della University of Chicago, il primato per lo sportivo più pagato al mondo non andrebbe, come recentemente acclamato dalla rivista Forbes, al golfista Tiger Woods, bensì all’auriga romano-lusitano Gaio Apuleio Diocle, vissuto nel II secolo d.C.. Partendo da un’iscrizione riportata su un monumento di marmo eretto nel 146 AD dai sostenitori e compagni di questo grande sportivo del passato, Struck è arrivato ad individuare in Diocle il più grande auriga di tutti i tempi, vincitore di ben 35.863.120 sesterzi, che corrisponderebbero a circa 15 miliardi di dollari americani moderni, se si considera che la cifra sarebbe stata sufficiente a finanziare l’intero esercito romano per più di due mesi o a comprare grano sufficiente a sfamare la città di Roma per un anno intero. Lo sport di Diocle non era tuttavia privo di pericolo, al contrario, protetti solo da un elmetto di pelle e da una leggera armatura sul petto e le cosce, gli aurighi dovevano affrontare sette giri del circo prima di raggiungere il traguardo, con il rischio di essere sbalzati fuori del carro per l’alta velocità o per gli urti subiti, o quello di essere accoltellati dagli avversari quando gli si avvicinava troppo (un coltello uncinato era infatti tra gli effetti in dotazione agli aurighi durante le gare, insieme alla frusta).
L’organizzazione delle gare non era poi tanto diversa da quella dei moderni eventi sportivi come le corse di Formula 1 e le importanti partite di calcio, con vere e proprie squadre formate da più aurighi,ciascuna caratterizzata da un colore differente delle casacche, team pronti ad investire grosse somme per finanziare l’allenamento e il mantenimento dei cavalli e spettatori che arrivavano la sera prima per accaparrarsi i posti migliori, e che, tra il vino e l’euforia, (quello che i romani chiamavano furor circensis) si lasciavano spessa andare a vere e proprie “zuffe da stadio”, come diremmo noi oggi. I migliori sportivi venivano poi immortalati dai versi dei poeti o dai graffiti che venivano scolpiti sui muri di tutto l’impero.
Una “piccante” curiosità… Ovidio, autore dell’Ars Amatoria, consigliava di assistere alle gare dalla zona riservata alla nobiltà per rimorchiare signore aristocratiche e, fingendo di sprimacciare il cuscino per loro, lasciare la mano più del dovuto mentre le signore si sedevano…

(Lapham’s Quarterly, 15 agosto 2010)

Rinvenuti a Capraia "biberon" romani di 2000 anni fa


Nelle acque dell’isola di Capraia, al largo della costa di Livorno, sono stati rinvenuti i resti di una nave romana di 25-30 metri di lunghezza risalente al 150 avanti Cristo che doveva trasportare vasellame di vario tipo (forse prodotto in Campagna) da Roma a Marsiglia. Già cinque anni fa erano stati recuperati diversi reperti nella zona, ma una recente nuova campagna di scavo ha riportato alla luce qualcosa di davvero sorprendente: dei veri e propri biberon in terra cotta. Come ha illustrato Pamela Gambogi, del Nucleo operativo subacqueo della soprintendenza per i beni archeologici della Toscana, i vasi avevano all’interno una camera convessa ed erano dotati di un foro esterno per introdurvi il latte e per succhiarlo.”Esemplari così belli – ha aggiunto la Gambogi – non ne sono mai stati trovati. Purtroppo, adesso, per mancanza di fondi la campagna di scavi si è fermata e noi siamo alla ricerca di uno sponsor e, sull’isola, di una stanza con luce e acqua corrente dove poter procedere con gli studi”.

(Foto e news Ancient Times.info)

Francia: riaffiorano i resti dell’antica Lugdunum


Recenti lavori di scavo hanno riportato alla luce a Lione una zona residenziale che sembra si trovasse al centro dell’antica città romana, Lugdunum, fondata nel 43 a.C.. Fu il console Romano Lucius Munatius Plancus, luogotenente di Giulio Cesare e incaricato dal Senato Romano, a scegliere il luogo per la fondazione della nuova città e non è un caso se in un periodo di grandi turbolenze per l’Impero (Giulio Cesare sarebbe stato assassinato l’anno successivo), egli scelse come luogo proprio la collina di Fourvière, da cui si dominava tutta la campagna circostante. Il nome stesso, Lugdunum, deriva dall’espressione gallica “Lug dunum” che significava “fortezza collinare del dio Lug” suprema divinità dei Galli. Nei successivi 300 anni la città crebbe notevolmente, tanto da diventare la capitale amministrativa della Gallia e della Germania.
I nuovi scavi hanno portato alla luce negozi e case, alcune delle quali costruite con una tecnica a terrazza per meglio adattarsi alla pendenza del territorio. Notevole è anche la presenza di una piscina ornamentale il cui fondo era costituito da quella che sembrerebbe in tutto e per tutto una gettata di cemento . “Effettivamente si tratta di un tipo di malta,” spiega Jules Ramona, uno degli archeologi che ha partecipato allo scavo, “ un antesignano del moderno materiale che utilizziamo oggi, fatto di acqua, sabbia e sassi che veniva impiegato anche per rivestire i muri degli edifici.” I ritrovamenti mostrano anche zone caratterizzate da un colore rosso molto acceso, segno lasciato dal grande incendio che distrusse la città in un solo giorno nel 58 d.C. .

(Foto e news Digital Journal, 22 luglio 2010)