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INTERVISTA CON LA STORIA 2
Il professor Tony Pollard parla dell’archeologia del campo di battaglia

Tony Pollard insieme ad Harry Patch,
110 anni, ultimo veterano della Prima
Guerra Mondiale (deceduto nel  2009)
Per il secondo appuntamento con “Intervista con la Storia” incontreremo (anche se virtualmente) niente meno che il Dott. Tony Pollard della Glasgow University Archaeological Research Division. Se al pubblico italiano questo nome non suona  tanto famigliare quanto a quello inglese, è forse perché “Two Men in a Trench” (Due uomini in trincea) la serie di documentari della BBC che ha condotto con il collega Neil Oliver non è mai passato sugli schermi italiani o forse anche perché i suoi studi si concentrano principalmente sulla storia scozzese. Ma Tony Pollard, oltre ad essere un famoso scrittore (il suo romanzo “The secrets of  the Lazarus Club” – I Segreti del Lazaus Club – è stato recentemente incluso tra i migliori thriller di tutti i tempi da un famoso critico letterario britannico, Mark Ripley), è universalmente noto nel settore come il Direttore del centro di Archeologia del Campo di Battaglia dell’University of Glasgow e come co-fondatore di una delle più accreditate riviste specialistiche sull’argomento, il “Journal of Conflict Archaeology”. Il centro, che è il primo nel suo genere, ha lo scopo di studiare e preservare i siti delle battaglie più famose, quelle che hanno fatto la storia, e a questo scopo ha già realizzato diversi progetti di studio nel Regno Unito e all’estero.


Comunque, tutte le informazioni che desiderate su Tony Pollard sono a portata del vostro mouse, quindi lascerò ulteriori dettagli su di lui e sulla sua carriera alle vostre ricerche su Google e passerò alla parte davvero interessante, le domande al nostro personaggio…


Ciao Tony, e grazie di nuovo per aver accettato di concederci questa intervista. 
Vogliamo incominciare con il Centro? Perché è nata l’Archeologia del Campo di Battaglia  e perché questa nuova branca dell’archeologia sta suscitando tanto interesse?
L’Archeologia del Campo di Battaglia esiste da circa 20 anni – la nascita vera e propria risale infatti agli anni 80 quando alcuni archeologi americani incominciarono a fare ricerche sul sito della Battaglia di Little Bighorn del 1876 dopo che un incendio aveva distrutto la vegetazione che lo ricopriva. Nonostante vi siano stati tentativi di studiare i campi di battaglia anche nel Regno Unito, è stato solo negli ultimi 10 anni che la materia ha definitivamente preso piede fino ad essere accettata come una vera e propria branca dell’archeologia. Oggi si è molto più disposti a parlare anche di argomenti come la violenza e il conflitto nel nostro passato – in fondo sono sempre stati aspetti della nostra esistenza di esseri umani e non dovrebbero essere tralasciati e dovrebbero farci riflettere anche sui tempi violenti in cui viviamo oggi. 


 E pensi che ci sia una ragione particolare per cui il primo centro importante che si occupa di questa nuova disciplina sia nato proprio in Scozia?
Il primo Centro dedicato completamente all’Archeologia del Campo di Battaglia  e al più amplio settore dell’archeologia dei conflitti è stato fondato alla Glasgow University nel 2006…E’ nato qui perché dopo aver abbandonato i miei interessi sulla preistoria mi impegnai nel 1999 in un progetto di ricerca sulla guerra Anglo-Zulu del 1879 in Sud Africa. Poi nel 2000 ho collaborato all’organizzazione presso la Glasgow University della prima conferenza internazionale sull’argomento. Di seguito ho partecipato alla serie della BBC ” Two Men in a Trench” e  una volta giunti alla dodicesima puntata non si poteva più tornare indietro. Era ovvio che se non partivamo noi con una sorta di istituzione sull’argomento qualcun altro lo avrebbe fatto presto e dato il nostro intenso coinvolgimento nel settore sembrava giusto che fossimo noi i primi. Eravamo anche impazienti di incominciare ad insegnare la materia  e il Centro ci ha permesso di creare il primo corso di studi post-laurea sull’Archeologia del Campo di Battaglia e dei Conflitti, che in breve è diventato molto famoso. Stiamo anche formando un numero sempre maggiore di studenti PhD (il più alto titolo conferito da un’università), cosa di cui sono estremamente soddisfatto. Insieme al mio collega Iain Banks ho anche fondato, più o meno nello stesso periodo, il “Journal of Conflict Archaeology”. 


Dunque, dicevi di aver incominciato con la preistoria, ma poi oggi, se non mi sbaglio, sei specializzato nel XVII secolo,  cosa è successo?
Quello che facevo, che per la maggior parte del tempo consisteva nell’ osservare pezzi di pietra scheggiata, incominciava ad annoiarmi. Mi sentivo come se avessi già scoperto tutto quello che potevo sull’argomento ed era ora di cominciare qualcosa di nuovo. E poi quel passato così lontano aveva incominciato a sembrarmi così astratto che non potevo far a meno di pensare che stavo solo facendo una sacco di congetture basate su prove inconsistenti.  Non mi sono mai pentito per quella decisione.


Da anglofila appassionata, di tutte le battaglie del passato, quella che mi affascina di più è senza dubbio quella di Agincourt. Cosa mi dici di te, qual è la battaglia che hai studiato maggiormente e con maggior passione,  quella a cui ti sarebbe piaciuto prendere parte (se avessi la certezza di uscirne indenne)? 
Da tempo sono strettamente legato alla battaglia di Culloden (1746) su cui abbiamo fatto ricerche per la prima volta per una puntata di ‘Two Men In A Trench’ nel 2000. I risultati di questo studio hanno portato alla rielaborazione totale del sito da parte del National Trust for Scotland e alla nascita, nel 2008, del nuovo centro per i visitatori. Abbiamo imparato molto sulle tecniche utilizzate a Culloden e ora stiamo applicando quelle conoscenze anche altrove. La battaglia è stata l’ultimo famoso atto della resistenza Giacobita, che segna la sconfitta dell’esercito di Bonnie Prince Charlie da parte delle giubbe rosse di Giorgio II comandate dal figlio del re, il Duca di Cumberland. Sono comunque interessato un po’ a tutte le guerre Giacobite, e con il Centro abbiamo svolto ricerche  anche su molte altre battaglie del lo stesso periodo tra le quali Killiecrankie (1689), Sheriffmuir (1715), e Prestonpans (1745). 
Ho comunque molti altri interessi, e spero di poter estendere il lavoro che abbiamo recentemente svolto sulla Prima Guerra Mondiale anche sulla Seconda e su conflitti anche più recenti.


Fino ad ora, quale momento considereresti l’apice della tua carriera di archeologo?
Penso che la scoperta della tomba di massa a Fromelles, nel nord della Francia nel 2007 e nel 2008, rimarrà sempre uno dei momenti più salienti della mia carriera. Si tratta delle tombe non contrassegnate di soldati Australiani e Inglesi sepolti dai tedeschi dopo la Battaglia di Fromelles che si è combattuta nel giugno del 1916. Dalla scoperta sono stati rinvenuti duecentocinquanta corpi che ora riposano in tombe individuali nel  primo cimitero della Commissione delle Tombe dei caduti in guerra del Commonwealth fondato 50 anni fa. 


Passiamo ora dall’archeologia alla futuro-logia! Qualche progetto in cantiere? 
Ci sono sempre molte idee in cantiere – ma non tutte vengono realizzate!  Abbiamo diversi progetti interessanti in programma per il prossimo anno. Innanzitutto ritorneremo a Somme per continuare il lavoro che abbiamo incominciato in Maggio di quest’anno (e che verrà mostrato in un documentario nel Regno Unito e all’estero nel febbraio 2011). Speriamo di poter realizzare molti altri progetti in collaborazione con la televisione – è un bel modo per far conoscere il nostro lavoro ad un pubblico più vasto.
Archeologia a parte, spero di finire di scrivere il mio secondo romanzo all’inizio del prossimo anno. Non vedo l’ora di chiudermi per tre settimane nel periodo natalizio in un cottage sperduto sulla costa occidentale della Scozia  per concentrarmi su questo obiettivo. E’ un horror ambientato in un campo di prigionieri di guerra durante la Prima Guerra Mondiale – si potrebbe dire che per me è pura evasione!!


Bene Tony, grazie di nuovo e buona fortuna per tutti i tuoi progetti!

Click here for the English version of the full interview.

Trovata una moneta sulla “nave dei misteri”


Proseguono gli studi sulla “nave dei misteri”, il vascello del Settecento rinvenuto il mese scorso nel cantiere di Ground Zero, a New York, tra il materiale di riporto utilizzato alla fine del XVIII secolo per estendere quella che oggi e’ Battery Park, la punta sud di Manhattan, nell’estuario del fiume Hudson. I resti dell’imbarcazione sono stati trasferiti in un laboratorio scientifico del Maryland, dove un’equipe di studiosi sta analizzando pezzo per pezzo i vari componenti della nave e dove è stata recentemente ritrovata una moneta del tempo che era stata posizionata tra la chiglia e il telaio di poppa. “Si tratta” spiega Sara Rivers-Cofield, uno dei curatori che sta seguendo i lavori, “di un’antica usanza di mare che risale addirittura agli antichi greci: posizionare una moneta in quel punto esatto durante la costruzione di una nave avrebbe portato fortuna all’imbarcazione”. La moneta verrà presto analizzata da un esperto numismatico, ma nel frattempo sono molte altre le informazioni che gli archeologi stanno raccogliendo dallo studio dei resti, per esempio il fatto che già a quel tempo, la tecnologia navale prevedeva un largo uso di perni e chiodi in ferro, contrariamente a quanto si credeva fino ad ora e cioè che per la costruzione delle imbarcazioni ci si basasse quasi esclusivamente sul legno.

(Foto e fonte per la news npr.org, 18 agosto 2010)