Category Archives: STORIA CONTEMPORANEA

Dicembre 1914, quel Natale (di pace) in trincea

New Year Truce Neujahr im Niemandsland

Una delle foto più famose della Tregua di Natale del 1914 che ritrae soldati inglesi e Tedeschi insieme. (Foto da: Spiegel Online)

Il nuovo articolo di Archeofilia, con il quale auguriamo a tutti i nostri lettori felici festività Natalizie, prende spunto paradossalmente da una controversia che ha interessato l’Inghilterra nelle ultime settimane. Ad accendere i britannici spiriti è stato, questa volta, un recente spot pubblicitario della catena di supermercati Sainsbury’s, la terza per importanza nel Regno Unito, che ha scelto quest’anno di pubblicizzare le sue leccornie Natalizie, in particolare una cioccolata, con un cortometraggio ambientato durante la Prima Guerra Mondiale.

Paolo Graziosi: dalla Venere di Savignano al K2

 

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Paolo Graziosi al lavoro – Foto Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria

A 60 anni dalla partecipazione del noto archeologo e antropologo italiano Paolo Graziosi alla spedizione sul  K2 guidata da Ardito Desio, il FAI Giovani Modena in collaborazione con il comune di Savignano sul Panaro ha organizzato un convegno su questo importante studioso del 900 proprio a Savignano, paese di origine della sua famiglia. In realtà, la spedizione al centro dell’incontro “Un Modenese sul K2” rappresenta solo uno dei tasselli della ricca carriera di Paolo Graziosi, che i lettori del nostro sito ricorderanno perché primo studioso a pubblicare ufficialmente uno studio sulla Venere di Savignano (vedi post in proposito).

Dopo quasi 90 anni torna a Savignano la “Bella del Panaro”

Venere

(Click here to read the news in English)

“Bella del Panaro”, è così che negli anni ‘60 il professor Benedetto Benedetti, allora Sovrintendente del Museo Civico di Modena, chiamava la venere preistorica passata alla storia come  “Venere di Savignano” in una delle tante lettere che scrisse al museo Pigorini di Roma (dove era conservata) per perorare la causa della cessione del prezioso oggetto al museo di Modena. Il Benedetti ottenne solo un successo parziale,  ovvero un prestito temporaneo, grazie al quale però riuscì ad allestire una mostra che avrebbe rilanciato definitivamente il museo modenese.

Archeofilia ha visitato per voi…
Il Rex, Tarabotto e l’epopea dei transatlantici

Nome della mostra: Il Rex, Tarabotto e l’epopea dei transatlantici
Data della visita: 18 agosto 2013, inaugurazione mostra
Luogo: Castello di Lerici, Lerici (SP)
Durata mostra: 18 agosto – 27 ottobre 2013


Con il nuovo articolo della serie  “Archeofilia ha visitato per voi” prosegue il nostro excursus, iniziato nel post precedente, sulla storia del transatlantico Rex, la leggenda dei mari degli anni ’30.  Questa volta ci siamo recati personalmente in visita alla mostra presso il castello di Lerici dove tra cimeli, foto e documenti rivive l’epoca d’oro dei grandi transatlantici italiani.

SS REX: il transatlantico e il suo più famoso capitano rivivono a 80 anni dal Nastro Azzurro

See below for the English abstract of this article 
Le grandi passioni non vanno mai in ferie e anche una tranquilla vacanza in una località di mare può nascondere inaspettati e quanto mai intriganti risvolti …

Il Capitano Francesco Tarabotto, l’entrata del Rex a New York e la targa posta sulla casa natale di Tarabotto a Lerici (SP).

Ci saranno due nomi che rimarranno ben impressi nella memoria dei turisti di Lerici (SP) e Genova dopo questa estate 2013: Rex e Tarabotto. Evento dopo evento, gli amanti di queste zone rimarranno affascinati  dall’intrigante storia, tutta italiana, di un transatlantico che sfidò la crisi economica del suo tempo (che sia questo riferimento puramente casuale?) arrivando a vincere il premio più ambito e  prestigioso per questo tipo di imbarcazione al comando di Francesco Tarabotto (Lerici, 1877- Genova, 1969) uomo d’altri tempi che fece del mare la propria ragione di vita.

Chi resta saldo

See below for the English version of this book review.
Nell’Intervista con la Storia di gennaio (clicca qui per leggere l’articolo), il professor Alberto Mandreoli parlava ad Archeofilia della strage nazifascista di Montesole e accennava alla prossima pubblicazione di un suo volume sull’argomento.
Oggi Archeofilia è lieta di annunciare che la pubblicazione dell’opera è prevista per la fine di questo mese.

Un team di esperti alla riscoperta della "Grande Fuga"

Una troupe televisiva del canale britannico Channel 4 è tornata insieme ad un team di esperti presso lo Stalag Luft III, il campo di prigionia tedesco che fu teatro della fuga di massa immortalata dal popolare film del 1962.

 
Il Dott. Pollard presso l’entrata del condotto al tunnel “Harry”.
 
 Era la notte tra il 24 e il 25 marzo del 1944 quando 200 piloti delle forze aeree alleate, in gran parte appartenenti alla Royal Air Force, si apprestavano ad affrontare la fuga dal campo di prigionia tedesco nel quale erano detenuti, lo Stalag Luft III, situato a 100 miglia a est di Berlino. Non si trattava però di prigionieri qualunque, né di un campo di prigionia come tanti, e quello che stavano per compiere sarebbe passato alla storia come il più massiccio e significativo, anche se per molti di loro tragico, tentativo di fuga mai realizzato durante la Seconda Guerra Mondiale.
Vent’anni più tardi, nel 1963, Hollywood avrebbe consacrato al mito quell’impresa con il film “La grande fuga” di  John Sturges, diventato un classico del fim di guerra, che riproponeva gli eventi di quei mesi e di quella particolare notte con attori del calibro di Steve McQueen, Charles Bronson, James Coburn e James Garner (per nominarne solo alcuni).

INTERVISTA CON LA STORIA 5
Il professor Alberto Mandreoli parla dell’eccidio di Montesole

Il sacrario ai caduti dell’Eccidio di Marzabotto

(See below for the English abstract of this article)

     In occasione della Giornata della Memoria, che, ricordiamo, è stata fissata il 27 gennaio in quanto data dell’abbattimento dei cancelli di Auschwitz da parte delle truppe sovietiche dirette a Berlino, Archeofilia ha intervistato Alberto Mandreoli,  professore e storico bolognese, in merito a una vicenda per troppo tempo sminuita o addirittura negata, ma che oggi viene considerata come uno dei più gravi crimini perpetrati dalle forze nazi-fasciste contro la popolazione civile durante la Seconda Guerra Mondiale. L’eccidio di Montesole, che in pochi giorni, tra il 29 settembre e il 5 ottobre del 1944 portò alla morte di ben 770 persone nel comune bolognese di Marzabotto, rimane ancora oggi una delle pagine più scure della storia Italiana, sia per l’atrocità e la brutalità della strage che per il modo in cui quelle vicende furono successivamente trattate dalla giustizia, dalla cronaca e dalla storiografia del nostro paese.

Monopoli e la seconda guerra mondiale: così i prigionieri di guerra inglesi uscivano di prigione senza passare dal via

La scatola dell’”edizione speciale” per prigionieri di
guerra e una delle mappe in seta

Sono stati circa 35.000 i prigionieri Alleati che durante la Seconda guerra mondiale sono riusciti a fuggire dai campi tedeschi o italiani, ma ciò che non tutti sanno è che pare che circa un terzo di questi sia riuscito ad evadere grazie al popolare gioco di società “Monopoly”.
    Tra gli aiuti umanitari che i tedeschi, ad un certo punto in difficoltà a supplire i viveri per il loro stesso esercito,  permettevano di buon grado che venissero inviati ai prigionieri, c’era infatti anche il famoso gioco da tavolo che veniva giudicato uno svago innocente utile a tenere impegnati i detenuti per ore. Fu così che, nel 1941 i servizi segreti britannici si rivolsero alla John Waddington Ltd., l’azienda titolare della licenza di Monopoly per il Regno Unito (il brevetto era e rimane della ditta americana Parker) perché creasse “un’edizione speciale” del gioco da inviare ai prigionieri di guerra d’oltremare che includesse alcune mappe con le case “amiche” dove potevano rifugiarsi durante la fuga. Il problema di nascondere le mappe tra i pezzi del gioco venne risolto ricorrendo a stampe su seta, che non facevano rumore, stavano in pochissimo posto se ripiegate ripetutamente su se stesse e non si stropicciavano. Le mappe in seta vennero dunque inserite dentro le pedine del gioco e si dimostrarono molto utili per i giocatori, così come la limetta in metallo, la piccola bussola e le vere monete in valuta tedesca nascoste tra i soldi finti del gioco che sarebbero servite dopo la fuga. Il set da gioco così “truccato”, che veniva realizzato in una speciale stanza segreta della fabbrica, sconosciuta a tutti i dipendenti che non vi lavoravano direttamente,  si distingueva da quelli regolari per un punto rosso posizionato nell’angolo del Parcheggio Gratuito, quello opposto alla prigione. C’era poi anche un vero e proprio codice basato su punti che designava la destinazione del gioco: Un punto dopo “Mayfair” per esempio, indicava che il gioco era stato creato per la Norvegia, Svezia e Germania, e ne conteneva le realtive mappe, mentre uno dopo “Marylebone Station” significava che il gioco era destinato all’Italia.
   Per non compromettere l’integrità della Croce Rossa Internazionale poi, vennero anche create false associazioni di beneficienza che avevano esclusivamente il compito di distribuire i set nei campi di prigionia.

     Barbara Bond dell’Università di Plymouth, oggi impegnata nella stesura di un volume sulle mappe in seta durante la guerra, spiega come ad un certo punto esse venissero nascoste in qualunque tipo di gioco, anche nei mazzi di carte, o di altro oggetto, come le matite, che veniva passato ai detenuti. “Durante la Prima Guerra Mondiale,” spiega la Bond, “se venivi catturato era finita lì, ma dopo che Winston Churchill e altri  condivisero con il pubblico la loro esperienza di prigionieri di guerra, le cose incominciarono a cambiare. I prigionieri avevano ancora una missione, quella di lottare e fuggire.” E la diffusione di queste mappe in seta che venivano così astutamente introdotte nei campi di prigionia è la dimostrazione di questa nuova tendenza.

    Sembra che dopo la guerra gran parte di queste “edizioni speciali”siano state distrutte, e la stessa notizia della loro esistenza venne tenuta strettamente segreta per non compromettere un futuro ri-utilizzo dello stesso sistema in altre occasioni, si sono invece conservate molte delle mappe in seta.


(Fonti: ABC news, CNN, British Library )


ENGLISH ABSTRACT

Monopoly and WWII

Not many know that the word famous board game Monopoly played an essential part in the escape of  many of the 35.000 allies who were caught by the Nazis during WWII and  managed to get away from the German prisons. The Nazis allowed basic first aid kits to be sent to prisoners by their respective countries without being aware that in the Monopoly set included, which was considered an innocent past time for the prisoners, some silk maps of the area, a magnetic compass, a metal file and some real money in the local currency had been skillfully hidden. The existence of this special edition was kept secret and all the remaining set were destroyed after the war not to compromise a possible use in the future of the same system.


(Source: ABC news, CNN, British Library )

Il barbone inglese che ingannò Hitler

I documenti rinvenuti nelle tasche di
 Glyndwr Michael – Maggiore William Martin

This article is a translation and free adaptation of the BBC article “Operation Mincemeat: How a dead tramp fooled Hitler” that you can read here.

Realtà o finzione? A volte il confine è molto sottile. L’episodio trattato nell’articolo di oggi sembrerebbe infatti la trama di un buon film di spionaggio (e in effetti lo è anche stato, vedi “The Man Who Never Was” ovvero “L’uomo che non è mai esistito”, 1954) ma è anche pura Storia, e una storia che, per quanto non tutti ne siano a conoscenza, ha riguardato anche il destino del nostro paese e la vita stessa dei nostri nonni dunque indirettamente, anche la nostra.
Tutto ebbe inizio  nell’inverno del 1943, in pieno secondo conflitto mondiale, quando in un magazzino abbandonato di King’s Cross a Londra, venne rinvenuto il cadavere di Glyndwr Michael, uno dei tanti barboni senza tetto che vivevano per le strade del capoluogo britannico. Il certificato di morte riportava come causa del decesso “avvelenamento da fosforo. Ha ingerito veleno per topi – nel tentativo di uccidersi in quanto non sano di mente.” Il povero Michael, contrariamente a quanto succedeva normalmente in circostanze simili, non venne seppellito nella capitale né al suo paese natale nel sud del Galles, al contrario il coroner che lo esaminò disse che, per la sepoltura, doveva essere “portato al di fuori dell’Inghilterra”.
Fu così che, dopo tre mesi nella cella frigorifera dell’Obitorio di Hackney, il corpo di Michael venne spedito nel Sud della Spagna, dove sarebbe “morto una seconda volta”  entrando a far parte di un piano che avrebbe cambiato il corso della Storia Mondiale del XX secolo, un piano che venne chiamato Operazione Meancemeat su ispirazione di una nota scritta dallo stesso Ian Fleming che di lì a poco sarebbe diventato l’acclamato autore delle avventure dello 007 James Bond.
Gli ufficiali dei Servizi segreti britannici Charles Cholmondeley e Ewen Montagu avevano lavorato per mesi per costruire un passato, con tanto di documenti e foto,  a quel barbone senza famiglia, e lo avevano trasformato in un soldato inglese, l’immaginario Maggiore William Martin. Dopodichè, dopo aver infilato nella tasca della sua divisa la carta d’identità, le foto di una ragazza e alcuni biglietti del tram, lo avevano abbandonato al largo della costa meridionale Spagnola con una valigetta incatenata al suo polso che conteneva una lettera contrassegnata come “PERSONALE E STRETTAMENTE SEGRETA” nella quale si indicava la Grecia come obiettivo dell’invasione delle forze alleate. Ovviamente questo era solo un falso indizio, perché gli alleati stavano invece pianificando, come poi fecero, di invadere la Sicilia. Quando il cadavere fu rinvenuto vicino al porto di Huelva si pensò subito che si trattasse di un corriere militare britannico morto in un incidente aereo, e a causa dell’avanzato stadio di decomposizione del cadavere, le autorità decisero di seppellirlo in tutta fretta,  con tutti gli onori militari del caso, nel cimitero Spagnolo riservato ai Royal Marines, mettendo sottochiave tutti i suoi effetti personali.
La speranza degli ufficiali inglesi che avevano architettato il piano era che la notizia del ritrovamento e della lettera giungesse alle orecchie delle numerose spie naziste sparse sul territorio Spagnolo (che erano il vero motivo per cui era stata scelta la Spagna come teatro per la messa in scena) e che, attraverso di loro, potesse arrivare dritto dritto fino ad Hitler in persona. Grazie alla decrittazione del codice Enigma utilizzato dai tedeschi , Montagu e la sua squadra furono poi in grado di leggere i messaggi che Hitler inviava alle sue forze armate e quindi di seguire lo svolgimento del loro piano, e dopo una settimana di tensione vennero a sapere che i documenti di Michael erano arrivati alla scrivania di Hitler. Fu così che un’intera divisione Panzer (con 90.000 soldati) venne spostata in Grecia e Montagu inviò a Chrchill il famoso messaggio : “Mincemeat swallowed rod, line and sink”ovvero “carne  trita ingoiata completamente”). Gli alleati all’inizio di Luglio sbarcarono in Sicilia che cadde in poco tempo . Mussolini sarebbe ben presto caduto e Hitler costretto ad affrontare gli alleati provenienti dal sud richiamò truppe dal fronte sovietico. La Germania stava facendo marcia indietro, e il destino dell’Europa era cambiato, grazie anche a quel barbone inglese trovato morto in un magazzino abbandonato di King’s Cross.

This article is a translation and free adaptation of the BBC article “Operation Mincemeat: How a dead tramp fooled Hitler” that you can read here.

(Articolo tradotto e adattato da BBC NEWS, 3 dicembre 2010, Foto: BBC)