Category Archives: STORIA LOCALE (MODENA E PROVINCIA)

Archeofilia ha visitato per voi…
La Venere a Savignano

Nome della mostra: La Venere a Savignano
Data della visita: 5 aprile 2014, inaugurazione mostra
Luogo: Museo della Venere, Savignano sul Panaro
Durata mostra: 5 aprile- 15 giugno 2014

venere per articolo 1

La Venere nel museo di Savignano che porta il suo nome – Foto M. Pancaldi

Tutti i riflettori sono puntati su di lei all’interno del piccolo museo che porta il suo nome a Savignano sul Panaro. E’ infatti  la Venere l’unica, indiscussa e tanto attesa protagonista della mostra che si terrà presso il comune in provincia di Modena fino al 15 giugno 2014.

Delle circostanze della sua scoperta, così  come delle numerose polemiche che hanno circondato il prezioso reperto sin dal suo rinvenimento nel 1925 si è già parlato nel post precedente. Questo articolo si prefigge invece di offrire uno scorcio sulle conoscenze  ma anche sugli interrogativi ancora aperti relativamente alla Venere e agli uomini che l’hanno creata, e forse venerata, grazie anche al contributo  di una delle più eminenti studiose sul tema, l’archeologa Margherita Mussi, intervistata in esclusiva da Archeofilia in occasione del convegno di presentazione alla mostra.

Cronaca di un mosaico riscoperto

particolare

Particolare del mosaico

 Nell’ottobre 2010 Archeofilia pubblicava in esclusiva la notizia del ritrovamento in località Magazzino di Savignano sul Panaro (Modena) di  un mosaico romano che decorava una ricca dimora di campagna del V secolo dc. Allora ci eravamo recati personalmente sul luogo dello scavo per parlare con gli archeologi e i restauratori che si sono occupati del recupero del pavimento musivo e ne era nato un post “a freddo” sulla scoperta.  Oggi, a tre anni esatti da quei giorni,  il mosaico è arrivato nella sua sede definitiva, la casa natale di Giuseppe Graziosi, il pittore e scultore che vide i natali proprio a Savignano sul Panaro nel 1879,  e la cui vita, come vedremo,  si intrecciò sul finire dell’ottocento con quella del nostro mosaico.

Quello che vi proponiamo  oggi è dunque una cronaca della storia del mosaico  dalla sua realizzazione alla presentazione ufficiale dello scorso 26 ottobre 2013.

INTERVISTA CON LA STORIA 5
Il professor Alberto Mandreoli parla dell’eccidio di Montesole

Il sacrario ai caduti dell’Eccidio di Marzabotto

(See below for the English abstract of this article)

     In occasione della Giornata della Memoria, che, ricordiamo, è stata fissata il 27 gennaio in quanto data dell’abbattimento dei cancelli di Auschwitz da parte delle truppe sovietiche dirette a Berlino, Archeofilia ha intervistato Alberto Mandreoli,  professore e storico bolognese, in merito a una vicenda per troppo tempo sminuita o addirittura negata, ma che oggi viene considerata come uno dei più gravi crimini perpetrati dalle forze nazi-fasciste contro la popolazione civile durante la Seconda Guerra Mondiale. L’eccidio di Montesole, che in pochi giorni, tra il 29 settembre e il 5 ottobre del 1944 portò alla morte di ben 770 persone nel comune bolognese di Marzabotto, rimane ancora oggi una delle pagine più scure della storia Italiana, sia per l’atrocità e la brutalità della strage che per il modo in cui quelle vicende furono successivamente trattate dalla giustizia, dalla cronaca e dalla storiografia del nostro paese.

Pievepelago, 100 mummie raccontano la storia di un paese

La cripta come si è presentata agli
archeologi
La chiesa di San paolo di Roccapelago, sede
del ritrovamento.

       








                                                            

Pievepelago, un comune di poco più di 2000 anime posto in una conca dell’Appennino Modenese, vicino al confine con la Toscana, e noto fino a poco tempo fa come località turistica per i cittadini modenesi, è recentemente balzato agli onori della cronaca per un sensazionale ritrovamento archeologico che vi ha avuto luogo. Nella cripta della chiesa di San Paolo di Roccapelago di Pievepelago, durante i lavori di restauro, è stata riportata alla luce una fossa comune contenente i resti di circa 300 persone databili tra il 1580 e il 1750, di cui 100, grazie a particolari condizioni ambientali quali il clima asciutto e ventilato, sono  rimaste mummificate.
     L’eccezionalità della scoperta sta nel fatto che, al contrario di quanto accade di solito, non si tratta della mummificazione di un particolare gruppo sociale come beati o monaci, dovuta ad un preciso intervento umano, ma ad un processo naturale che ha permesso  ai corpi di un’intera comunità di conservarsi nel corso dei secoli. Notevole è dunque la rilevanza antropologica del rinvenimento, che tramite l’accertamento dell’età, dell’aspetto fisico e del DNA dei defunti permetterà di ricostruire la vita della comunità montana tra il  XVI e il XVII secolo nonché le loro abitudini alimentari, le loro carenze e i traumi fisici subiti durante la vita.
    La composizione stessa delle salme, con le mani intrecciate in segno di preghiera, la fede nuziale al dito ed elementi di decoro quali fasce che legavano la mandibola per evitarne lo spalancamento post-mortem, rimanda a forme di pietas che attestano la religosità di quella comunità, così come pure il raro esempio di lettera componenda  (o “di Rivelazione”), una sorta di “contratto” con Dio che prevedeva la protezione e la concessione di 5 grazie in cambio di preghiere. Vista la particolarità del documento ne riportiamo le parole secondo quanto interpretato fino ad ora dagli studiosi:

La lettera “componenda” rinvenuta tra i
resti umani di Pievepelago.

Quelli che diranno tre Pater Noster e se(…)
due Ave Marie ogni giorno per lo spazio di quindici
anni fino che finiscono detto numero, gli dono
cinque G……. (forse grazie)
La prima gli concedo ….. ()nazia e
remissione di tutti li peccati
Seconda non li farò ()ire le pe(N)e del purgatorio
Terza Morendo inanz() ()… li sarà concesso
(…)
Quarto li concedo (…)
avesse sparso il sangue
Quinto nel giorno d(..)
dal cielo in terra (:::)
e libererò l’anime d(:::) …
(XXX) grado dalle pene
(SE) La presente (Rivelazione) (…)vata al santo
… sepolcro in Gie(rusalemme) … e chi la portarà
adosso sarà libero da(l) (D)emonio e (n)on mori(r)a
subitaniamente … mala m(or)te
Portandola adosso la (d)onna gravida partoriva
senza pericolo. nella casa dove sarà questa
Rivelazione (?) non vi sarà illusione di cose cattive
chi poi (….) …………. avanti (?)
la sua morte vedrà la Gloriosa Vergine
Maria Amen

     Di estremo interesse, fa notare Iolanda Silvestri, esperta di tessuti antichi dell’Istituto per i Beni Culturali dell’Emilia Romagna, è anche il ricco corredo tessile recuperato. I sudari, le vesti in lino o cotone dotate di bordi merlettati, le calze in maglia e i copricapo a cuffietta in feltro di lana testimoniano uno stile di vita sobrio e basato su manufatti tessili lavorati in loco. I vari ornamenti quali collane, medaglie e crocifissi di diversi materiali permetteranno poi di risalire alla scala sociale di appartenenza dei vari individui.
Per quanto la più sensazionale, la scoperta delle mummie non è stata l’unica nella quale si sono imbattuti gli archeologi, che hanno anche portato alla luce due ambienti del castello medievale di Obizzo da Montegarullo, potente feudatario del Frignano e capo del partito guelfo che alla fine del XIV secolo si ribellò al dominio Estense, e sette tombe con sepolture multiple
     “Le mummie “, ha spiegato Filippo Maria Gambari, soprintendente archeologico dell’Emilia Romagna, “ sono un ritrovamento eccezionale perché non si tratta di un singolo resto umano, come spesso capita nei restauri delle chiese. Le mummie non sono trattate e presentano ancora tutti gli organi interni e dunque di tratta di un campione rilevante di una comunità dalla fine del ’500 per studi medici. Pensiamo ad esempio a quanto potremo sapere sul corpo umano in un periodo privo di inquinamento o conoscere le cause delle malattie. Non va però commesso l’errore di considerare questi corpi solo come campioni di studio, perché sono cadaveri di persone della comunità di Pievepelago, quindi ci vuole rispetto e pertanto nel trasportarli nei laboratori dell’Università di Bologna-Ravenna abbiamo chiesto aiuto alle pompe funebri Gibellini. Ad ogni modo arriveranno dati eccezionali anche per gli oggetti ritrovati (piccole medaglie, crocifissi, addirittura una lettera ancora leggibile) e soprattutto per gli abiti che saranno studiati dall’Istituto Beni culturali della Regione”.
(Soprintendenza per i beni archeologici dell’Emilia Romagna, 22 giugno 2011)
ENGLISH ABSTRACT
Pievepelago (Italy):100 mummies tell the story of a village


In the small Italian village of Pievepelago, a mountain resort nested among the Appennini mountains in the province of Modena, archaeologists have made a sensational discovery. In the crypt of the San Paolo di Roccapelago di Pievepelago, about 300 bodies dating back between 1580 and 1750 have been found, of which 100 were mummified  due to the favourable environment conditions such as the dry climate and the airy room. The discovery will allow scientists and archaeologists to gain an unprecedented understanding of the life of the mountain community in those centuries. Among the several interesting objects found with the mummies, there are many crucifixes and a rare example of a “componenda letter”, a document representing a sort of contract with God where the writer promises prayers in exchange for 5 graces.

Modena: Parco Novi Sad, archeologia di uno spazio urbano

Click here for the English version of this post.
Veduta della strada romana rinvenuta al
parco Novi Sad di Modena.
Roberta Zanasi, inviata di Archeofilia, ha partecipato lo scorso week-end al progetto senza precedenti ideato dal comune di Modena intitolato “Al lavoro con gli archeologi al Novi Park” svoltosi nell’ambito della tredicesima “Settimana della cultura” e dell’iniziativa provinciale “Musei da gustare”, che ha permesso a cittadini volontari di partecipare agli ultimi momenti dello scavo archeologico presso il Parco di Modena sotto l’attenta supervisione degli archeologi che per circa un anno hanno collaborato allo scavo. Secchio, paletta,  mazzetta, cazzuola inglese e guanti gli strumenti in dotazione ad ogni postazione mentre ai volontari è stato chiesto solo di presentarsi in abbigliamento comodo e con tanta voglia di scoprire. 

Archeofilia ha visitato per voi…
Il Tesoro di Spilamberto – Signori Longobardi alla Frontiera

Titolo della mostra: Il Tesoro di Spilamberto - Signori Longobardi alla Frontiera
Data della visita: 9 gennaio 2011
Luogo: Spazio Eventi Famigli, Spilamberto (MO)
Durata della mostra: 5 dicembre 2010 – 25 aprile 2011

Medaglione romano-longobardo

 

Sepoltura del pony decapitato

Il secondo appuntamento con “Archeofilia ha visitato per voi” ci porta a Spilamberto, paese in provincia di Modena più volte citato nel nostro sito per la sua ricca storia che riemerge periodicamente in occasione di scavi.

“…Infatti  dalla Germania sono usciti i Vandali, i Rugi, gli Eruli, i Turcilingi e anche altre feroci e barbare popolazioni. In egual modo la stirpe dei Winili, cioè dei Longobardi, la quale poi regnò felicemente in Italia  e che trae la sua origine dai popoli germanici […] si narra sia scesa dall’isola di Scandinavia”. 

Paolo Diacono, pseudonimo di Paul Warnefried, uomo di cultura longobardo formatosi alla corte di Pavia  e che si fece monaco a Montecassino in seguito alla caduta del regno longobardo del 774, nella sua Historia Langobardorum introduceva con queste parole l’arrivo dei Longobardi in Italia (I, 1). Infatti, dopo un primo intervento in Italia a supporto del generale Narsete impegnato a cacciare i Goti dalle terre dei bizantini (557), i Longobardi migrarono dalle zone del Danubio e della Pannonia, nelle quali si erano insediati tra il II e il VI secolo, fino all’Italia del nord (569) dove si stabilirono con il fiume Panaro come unico confine con il regno  bizantino.

Rinvenuti a Savignano sul Panaro (MO) i resti di una villa rustica romana

Reportage Originale di Roberta Zanasi

Foto di Roberta Zanasi
Un angolo del mosaico
Profilo dei muri della stanza

“Ecco che incominciamo a voler dipingere con le pietre”
Plinio il Vecchio (23-79 d.C.)

            Che la valle del Panaro sia stata un centro di antichissimo insediamento ormai è cosa ampliamente dimostrata. La vicinanza con il fiume, che permetteva un facile approvvigionamento di acqua, e delle colline che assicuravano una buona esposizione al sole delle coltivazioni e una sicura postazione difensiva hanno sempre reso queste zone estremamente vantaggiose per le popolazioni di tutte le epoche. Paesi come Spilamberto, ricco di ritrovamenti che vanno dalla preistoria all’età romana, al medioevo e ai Longobardi, o Savignano sul Panaro, sede di un villaggio preistorico scoperto durante gli scavi per la costruzione del municipio e luogo di rinvenimento dell’idoletto del paleolitico passato agli onori della cronaca con il nome di “Venere di Savignano”, nonché di una importante necropoli villanoviana, non mancano mai di rivelare, in occasione degli scavi per la costruzione di edifici o di opere civili, vestigia del passato.
            Ed è stato infatti proprio per la costruzione di una nuova rotonda che nella primavera scorsa, in località Magazzino di ­Savignano, gli operai del cantiere hanno visto emergere dal terreno, a circa 80 cm/ un metro da terra,  una grande quantità di laterizi in ceramica (mattoni, tegole, cocci di vasi) nonché, dulcis in fundo, una serie di tesserine cubiche dai colori neutri e chiari, di circa un centimetro di lato, che hanno portato al ritrovamento di una porzione di mosaico intatta di fattura romana e probabilmente databile intorno al IV/V secolo d.C. Dai documenti risulta che il sito fosse già stato scavato nel ’700 e quindi già probabilmente deprivato dei manufatti più significativi nonché della parte centrale del mosaico stesso, che la presenza di alcune tessere di colore verde e turchino farebbe pensare essere la più raffinata e colorata. Si tratterebbe di un mosaico di tipo  opus tessellatum (un tipo di mosaico a cubetti fino 2 cm di lato utilizzato per bordure, fondi o disegni geometrici) adiacente ad un altro pavimento invece costruito secondo la tecnica dell’opus signinum  costituito da tessere distanziate che creano disegni geometrici su fondo in cacciopesto.
             Questo affascinante elemento decorativo, la particolare posizione dell’edificio di cui esso faceva parte, in una zona pianeggiante posta appunto tra il fiume e le colline, e la presenza in loco di mattoni dal profilo circolare che lasciano intuire la presenza di colonne, hanno fatto giungere  alla conclusione  che ci si trovi davanti a quella che viene chiamata dagli studiosi una “villa rustica” romana, che corrisponderebbe all’odierna azienda agricola, un tipo di costruzione che incominciò a diffondersi nel III secolo a.C. con l’espansione di Roma verso il nord Italia e che fu soggetta nei secoli a varie modifiche ed evoluzioni. Nella sua forma base la villa rustica era composta però da diversi edifici suddivisi in due parti fondamentali, la pars dominica, cioè la parte abitata dai proprietari, di cui verosimilmente farebbe parte la porzione di pavimento venuta alla luce a Savignano, e la pars massaricia, fulcro dell’economia della casa, che comprendeva l’area in cui vivevano gli schiavi (pars rustica vera e propria) e quella in cui venivano effettuati i lavori domestici come la pressatura delle olive per l’olio o quella dell’uva per il vino ( pars fructuaria)  nonchè la fabbricazione di oggetti ceramici per l’uso quotidiano.
            In questi giorni gli archeologi stanno lavorando alla rimozione del prezioso mosaico, che verrà ricoperto da una colla idrosolubile e sollevato dalla base per poi essere trasportato in laboratorio, restaurato e messo in mostra presso il museo archeologico di Modena.ENGLISH ABSTRACT:

The remains of a roman country villa dating back to the V century AD were found in Savignano sul Panaro (a small town in the Northern Italian Province of Modena) last spring, during the works for a new roundabout. Normally, the country villa or villa rustica was made up of at least two important parts – the pars dominica, where the owners lived, and the pars massaricia, which included the slaves’ rooms and the areas where everyday works were carried out. The most notable element that was found on the site is a mosaic made of several small pieces of light coloured stone tesseras which had probably already been excavated in the XIX century and that is now being removed by archaelogists to be taken to the archaeological museum in Modena.