Dopo quasi 90 anni torna a Savignano la “Bella del Panaro”

Venere

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“Bella del Panaro”, è così che negli anni ‘60 il professor Benedetto Benedetti, allora Sovrintendente del Museo Civico di Modena, chiamava la venere preistorica passata alla storia come  “Venere di Savignano” in una delle tante lettere che scrisse al museo Pigorini di Roma (dove era conservata) per perorare la causa della cessione del prezioso oggetto al museo di Modena. Il Benedetti ottenne solo un successo parziale,  ovvero un prestito temporaneo, grazie al quale però riuscì ad allestire una mostra che avrebbe rilanciato definitivamente il museo modenese.

L’accenno iniziale a questa vicenda non è casuale perché come tutte le bellissime del passato anche questa piccola e apparentemente innocua statuetta ha provocato fin dal suo primo ritrovamento un bello scompiglio.

Olindo Zambelli, l’operaio a cottimo che la trovò nel 1925 mentre realizzava uno scavo per delle fondazioni nel podere Ca’ Pra’ Martino a Mulino di Savignano, venne rimproverato dal contadino per cui lavorava perché, avendo intuito che non si trattava di un “sasso comune”(1), lo aveva lavato sporcando l’acqua. E non fu l’unico. Anche Giuseppe Graziosi, il famoso scultore e pittore Savignanese a cui la statuetta venne mostrata per un parere, lo sgridò perché con quel lavaggio aveva cancellato gran parte delle tracce della terra nella quale si era conservata forse per migliaia di anni. Con quell’atto Zambelli aveva reso ancora più difficile la datazione dell’oggetto, già  problematica per la mancanza di un contesto stratigrafico preciso.

Fu poi il Graziosi che, comprendendo l’importanza del rinvenimento, acquistò la statuetta da Zambelli in cambio di due quintali d’uva, dopodiché presumibilmente, incominciò a mostrarla a diversi studiosi della preistoria in giro per l’Italia per ottenerne valutazioni più accurate. Non era infatti esperto in arte preistorica il Graziosi, e il suo magnate, l’archeologo Arsenio Crespellani, che lo aveva mantenuto agli studi e aveva sempre creduto nelle sue capacità artistiche, era deceduto ormai 25 anni prima, lasciando l’archeologia modenese orfana di un grande nome e priva di nuovi impulsi per diversi anni. L’intento del Graziosi era , una volta accertata l’originalità della statuetta, quello di “tenerla per se gelosamente custodendola sotto notificazione”(2) riservando a suo figlio, Paolo Graziosi, allora studente diciannovenne in scienze naturali ma destinato a diventare uno studioso di arte preistorica di fama internazionale, l’onore di scrivere la prima pubblicazione a riguardo.

Il viaggio della Venere in giro per l’Italia si fermò però a Roma, dove Ugo Antonielli, Direttore del Reale Museo Preistorico Etnografico Luigi Pigorini, capì di trovarsi davanti ad un “unicum di inestimabile valore” e pose un aut aut all’artista Savignanese: il sequestro dell’oggetto, che in quanto bene di inestimabile valore archeologico apparteneva allo Stato, o una spontanea donazione al suo museo. La lettera della donazione, ancor’oggi conservata tra i documenti del museo, è dunque all’origine della conservazione della Venere presso il museo romano, che include, nella propria ampia sezione sulla preistoria, altre figure dello stesso tipo. Fra l’altro il museo ha recentemente valorizzato la presenza della Venere di Savignano aggiungendola persino al proprio logo.

Non che con questo episodio siano terminate le discordie relative alla venere. La priorità scientifica della pubblicazione fu a lungo contesa tra il Graziosi (Paolo) e l’Antonielli, e la cessione della statuetta al museo romano non venne certo accettata di buon grado né dagli abitanti del paese emiliano dove è stata rinvenuta, con tentativi di recupero a volte discutibili, né dai musei di Modena che, come abbiamo visto, hanno cercato più volte di includerla nelle proprie collezioni.

Oggi però, a 89 anni dalla scoperta, il dialogo e la consapevolezza che l’unione fa la forza anche dal punto di vista dei beni culturali (traducibile, per gli addetti del settore, con l’espressione “l’importanza di fare rete”), superate le tendenze particolariste e campanilistiche ormai estranee alla mentalità del villaggio globale, la Venere torna a Savignano sul Panaro, dove rimarrà in mostra per un mese nel museo ad essa dedicato. In un clima di grande collaborazione scientifica e culturale, il 5 aprile 2014 il paese ha accolto l’illustre reperto insieme al competente e attento staff del museo Pigorini che l’accompagnava . “Dal mio al nostro” si intitola infatti la mostra allestita per l’occasione dal Consiglio Comunale dei ragazzi che, insieme allo  spettacolo organizzato da due collaboratrici del Pigorini insieme ad una classe delle scuole elementari,  vuole ricordare ai bambini, ma non solo a loro, come i beni culturali siano un patrimonio comune, e come tale debbano essere valorizzati e resi accessibili al maggior numero di persone possibile.

Un evento da non perdere dunque, come da non perdere sarà il prossimo post di Archeofilia, che abbandonando le polemiche  e le discordie che l’anno circondata negli ultimi 90 anni, parlerà stavolta solo e soltanto di lei, la “Bella del Panaro”.

NOTE:
(1) Dalla lettera di Olindo Zambelli ad Alberto Barbieri su “Come venne scoperta la celeberrima Venere di Savignano”
(2) Lettera di Ugo Antonielli al Direttore Generale delle Antichità e delle Belle Arti, 3 dic.1925

FONTI:
La Venere di Savignano: scoperta, polemiche, descrizione e prospettive” di Margherita Mussi, in ORIGINI - Preistoria e protostoria delle civiltà antiche XXVII, 2005
Contributi dei partecipanti al convegno “La Venere in Viaggio”: Cristiana Zanasi, Margherita Mussi, Alessadra Serges.

 

4 Responses to Dopo quasi 90 anni torna a Savignano la “Bella del Panaro”

  1. Alessandra Serges scrive:

    Cara Roberta,
    ottima penna!… è la prima volta che leggo un tuo articolo e credo che tu abbia colto dei punti interessanti. Credo che sarebbe anche utile fare una storia di come e quando a Savignano si è creato un movimento intorno alla Venere: è stato dopo le mostre di Modena, o è avvenuto prima?
    Non credo che all’epoca della ritrovamento nessuno avesse compreso l’importanza della scoperta, nemmeno Graziosi forse se ne rese conto completamente prima di venire a Roma. Ti lancio così, un’idea per un approfondimento!
    Poi, a proposito di rinvenimento, volevo fare una piccola precisazione: la piccola commedia che reciteranno il giorno 7 maggio i bambimi s’intotola “Chi ha veramente scoperto la Venere di Savignano?” E’ un piccolo testo per riflettere su come siano necessari più fattori per dare vita ad una scoperta: un po’ di fortuna…ma anche un po’ di sapienza. Anche la prof.ssa Mussi sabato lo diceva: chissà quante veneri sono venute alla luce e non hanno avuto la fortuna della nostra di essere, per prima cosa, raccolte, poi conservate, poi comprese come bene culturale e quindi valorizzate!
    “Dal mio al nostro” sarà invece il titolo della mostra dei ragazzi del Consiglio dei ragazzi…
    Ci vediamo presto
    Cari saluti a tutti
    Alessandra Serges

    • admin scrive:

      Grazie mille per la precisazione, correggo subito l’articolo e chiedo scusa per l’inesattezza. Grazie anche per gli spunti interessanti, cercherò di indagare in proposito! A presto!

  2. Dario BONI scrive:

    Molto interessante il convegno di sabato scorso coronato dalla visita alla “Venere”. Complimenti e .. spero di poter ancora essere presente in occasione di successive Vostre manifestazioni di questo genere. Grazie.

    • admin scrive:

      Gentile Dario, sarà sicuramente nostra premura tenerti sempre aggiornato in merito a iniziative di questo tipo! Grazie e a presto!

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