La Venere a Savignano

La venere paleolitica è tornata in mostra a Savignano sul Panaro dove fu rinvenuta nel 1925. (Continua...)

 

Trovate le prime prove concrete che i coloni inglesi di Jamestown ricorsero al cannibalismo

 

Una ricostruzione del volto di “Jane”, la giovane i cui resti recentemente trovati dagli studiosi dello Smithsonian dimostrano che nell’inverno del 1609 i coloni inglesi di Jamestown fecero ricorso al cannibalismo.

Pensare alle prime colonie inglesi in America normalmente ci richiama alla mente scene alla “Lettera scarlatta” con puritani vestiti di nero, donne dai capelli raccolti sotto alla tipica cuffietta bianca, incontri tesi tra colonizzatori e tribù native e rigida impostazione religiosa della vita quotidiana.  Tuttavia uno scheletro scoperto recentemente in quello che può essere considerato il più antico insediamento inglese del nuovo Mondo, Jamestown,  ha riportato all’attenzione del mondo accademico e dei media un aspetto molto più oscuro e drammatico della vita di quei coloni, aspetto di cui fino ad ora si era accennato solamente su cinque documenti dell’epoca: per superare il rigido inverno tra il 1609  e il 1610 i coloni sarebbero stati costretti a praticare  il cannibalismo.

Inghilterra: ritrovati i resti di Riccardo III, ultimo dei Plantageneti

Una rappresentazione di Riccardo III

I shall despair. There is no creature loves me;
And if I die, no soul shall pity me.
Nay, wherefore should they? since that I myself
Find in myself no pity to myself.

Mi resta solo la disperazione.
Non c’è chi m’ami al mondo,
e se muoio, nessuna anima viva
avrà pietà di me.
Perché, del resto, ne dovrebbe avere,
se sono io stesso a non trovare mai
in fondo all’anima alcuna pietà
verso me stesso?

William Shakespeare, Riccardo III, Atto V

Valerio Massimo Manfredi si racconta tra “Historia” e “Vita”

“Ricorda una cosa, Alessandro, un buon maestro è quello che dà risposte oneste.”
Aristotele in “Il figlio del sogno”, Trilogia di Alexandros, V.M. Manfredi

Manfredi alla serata presso il Teatro
La Venere di Savignano sul Panaro (MO).

    Nell’ambito di “Anima Incontri”, la rassegna di eventi organizzata presso il teatro La Venere di Savignano sul Panaro (Mo) dall’associazione di commercianti “Savignano delle Botteghe”, si è tenuto venerdì  19 ottobre un incontro con l’archeologo e scrittore Valerio Massimo Manfredi.
Con 12 milioni di libri venduti in tutto il mondo e tradotti in 37 lingue,  la conduzione di trasmissioni televisive come Stargate o Impero e premi letterari come il Bancarella o l’Hemingway  al suo attivo, il personaggio non ha certo bisogno di presentazioni, e non solo per i lettori di Archeofilia o gli appassionati del settore.

Orvieto: scoperte cavità Etrusche nel sottosuolo della città

Uno dei tunnel di collegamento tra le strutture di origine etrusca rinvenute nel sottosuolo di Orvieto.

Uno dei tunnel di collegamento tra le strutture di origine etrusca rinvenute nel sottosuolo di Orvieto.

Chi segue le notizie di storia e archeologia sul web ma anche sulla stampa, avrà certo letto nelle ultime settimane delle famigerate “piramidi etrusche “ rinvenute ad Orvieto. Oggi Archeofilia ci porterà proprio nei cunicoli sotterranei della città umbra, dove incontreremo virtualmente l’archeologo che ha guidato le operazioni di scavo e cercheremo, grazie al suo aiuto, di capire meglio in cosa consista esattamente la scoperta.

Londra: scoperte vie di collegamento dell’età del bronzo

Un’archeologa al lavoro allo scavo per il nuovo tratto della ferrovia londinese.

(See below for the English version of this article)
Lo scenario è quello descritto da Peter Ackroyd  nelle prime pagine del suo “Londra. La biografia”. Dove oggi sorgono cioè gli edifici che disegnano una delle skyline più famose al mondo, nel periodo in questione sorgevano foreste, paludi, fiumi, sorgenti e colline (alcune di esse ancora visibili oggi, come Ludgate Hill).

DOCUMENTI – 1 “Un tempo fui imperatore”

 

Sir William Quiller Orchardson, Napoleone a bordo della HMS Bellerophon, 1880
Tate Gallery, Londra

   Da questo mese Archeofilia si arricchirà di una nuova sezione dedicata ai documenti storici che, scoperti di recente o semplicemente portati alla nostra attenzione da qualche lettore, ci catapulteranno al centro degli eventi tramite le parole e i pensieri dei loro protagonisti e testimoni diretti. Ad inaugurare la serie, una lettera scritta il 4 agosto 1815 in cui Sir William Henry Lyttelton, membro del Parlamento Britannico, parla a Lord Torpichen, suo suocero, del momento in cui Napoleone apprese ufficialmente la notizia del suo esilio a Sant’Elena.

Sensazionale scoperta archeologica a Montecchio Emilia (RE): ritrovata una tazza d’oro risalente all’antica età del Bronzo

Alcune immagini della tazza di Montecchio, 
che ne mettono in evidenza
il manico a nastro e la carenatura accentuata
(Fonte delle foto: Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Emilia Romagna)
Click here for the English version of this post

­Lo straordinario ritrovamento è avvenuto lo scorso marzo presso una cava di inerti del comune di Montecchio Emilia (RE), dove un gruppo di archeologi, durante un sopralluogo, ha riportato alla luce una tazza d’oro che risalirebbe all’antica Età del Bronzo (XVIII – XVII secolo a.C.). L’oggetto è alto 12 cm per circa mezzo chilo di peso ed è stato ottenuto da una lamina d’oro dello spessore di 1,5 mm. Presenta una parte mancante e il manico staccato probabilmente a causa delle ripetute arature del terreno nel quale si trovava sepolto a soli 60 cm di profondità.

Opercula Inscripta, un mistero ancora tutto da svelare

Alcuni degli esemplari di opercula inscripta
 ora in fase di studio. Provenienze diverse.
(Clicca sulla foto per ingrandire)
Tra i ritrovamenti fittili di epoca romana più diffusi ci sono sicuramente le anfore, i contenitori per eccellenza utilizzati per il trasporto e la conservazione di prodotti alimentari quali olio e grano che in alcuni casi venivano ad assumere persino funzioni di tipo funerario.
Non stupisce dunque che la classificazione di questi contenitori, per forme e datazione, risalga già al 1899. In quell’anno infatti, lo studioso tedesco Henry Dressel, dopo aver a lungo studiato le anfore rinvenute a Roma presso il monte Testaccio che aveva rivelato una discarica di cocci alta quasi 30 metri, ne stilò una classificazione tipologica, che sebbene leggermente modificata nel tempo, è ancora oggi in uso dagli archeologi.
Piuttosto trascurati dagli studiosi sono stati invece i coperchi di questi contenitori, spesso fissati  in posizione con pece allo scopo di impedire la fuoriuscita dei preziosi prodotti.

Chi resta saldo

See below for the English version of this book review.
Nell’Intervista con la Storia di gennaio (clicca qui per leggere l’articolo), il professor Alberto Mandreoli parlava ad Archeofilia della strage nazifascista di Montesole e accennava alla prossima pubblicazione di un suo volume sull’argomento.
Oggi Archeofilia è lieta di annunciare che la pubblicazione dell’opera è prevista per la fine di questo mese.

Un team di esperti alla riscoperta della "Grande Fuga"

Una troupe televisiva del canale britannico Channel 4 è tornata insieme ad un team di esperti presso lo Stalag Luft III, il campo di prigionia tedesco che fu teatro della fuga di massa immortalata dal popolare film del 1962.

 
Il Dott. Pollard presso l’entrata del condotto al tunnel “Harry”.
 
 Era la notte tra il 24 e il 25 marzo del 1944 quando 200 piloti delle forze aeree alleate, in gran parte appartenenti alla Royal Air Force, si apprestavano ad affrontare la fuga dal campo di prigionia tedesco nel quale erano detenuti, lo Stalag Luft III, situato a 100 miglia a est di Berlino. Non si trattava però di prigionieri qualunque, né di un campo di prigionia come tanti, e quello che stavano per compiere sarebbe passato alla storia come il più massiccio e significativo, anche se per molti di loro tragico, tentativo di fuga mai realizzato durante la Seconda Guerra Mondiale.
Vent’anni più tardi, nel 1963, Hollywood avrebbe consacrato al mito quell’impresa con il film “La grande fuga” di  John Sturges, diventato un classico del fim di guerra, che riproponeva gli eventi di quei mesi e di quella particolare notte con attori del calibro di Steve McQueen, Charles Bronson, James Coburn e James Garner (per nominarne solo alcuni).