Sensazionale scoperta archeologica a Montecchio Emilia (RE): ritrovata una tazza d’oro risalente all’antica età del Bronzo

Alcune immagini della tazza di Montecchio, 
che ne mettono in evidenza
il manico a nastro e la carenatura accentuata
(Fonte delle foto: Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Emilia Romagna)
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­Lo straordinario ritrovamento è avvenuto lo scorso marzo presso una cava di inerti del comune di Montecchio Emilia (RE), dove un gruppo di archeologi, durante un sopralluogo, ha riportato alla luce una tazza d’oro che risalirebbe all’antica Età del Bronzo (XVIII – XVII secolo a.C.). L’oggetto è alto 12 cm per circa mezzo chilo di peso ed è stato ottenuto da una lamina d’oro dello spessore di 1,5 mm. Presenta una parte mancante e il manico staccato probabilmente a causa delle ripetute arature del terreno nel quale si trovava sepolto a soli 60 cm di profondità. Per quanto riguarda invece la deformazione, pare che la schiacciatura risalga al periodo originario dell’oggetto, e secondo gli archeologi potrebbe essere risultato di un rito specifico. Sembra infatti che la coppa, già considerata estremamente preziosa al suo tempo, fosse una sorta di deposizione votiva.
    La zona del ritrovamento si è dimostrata in passato estremamente ricca dal punto di vista archeologico, restituendo resti appartenenti a un abitato del Neolitico Finale e dell’età del Rame (IV-III millennio a.C.) così come urne cinerarie dell’età del Bronzo media-recente (XIV-XIII sec.a.C.), nonché sepolture di epoca etrusca  e resti insediativi e funerari romani. L’oggetto potrebbe essere ricollegato al ritrovamento, avvenuto qui nel 1782, di 13 oggetti d’oro sempre attribuiti alla prima età del Bronzo ma che sono stati poi fusi e di cui non ci rimangono che alcune descrizioni.
    Per ora, la datazione del prezioso ritrovamento si è basata su analisi di tipo tipologico, confrontandolo cioè con oggetti di forme simili anche in altri materiali. Spiega in proposito il Prof. Filippo Maria Gambari, Soprintendente per i Beni Archeologici dell’Emilia-Romagna: “La forma della tazza, caratterizzata da un fondo convesso con carena accentuata, pareti concave arcuate e da un’ansa a nastro tra l’orlo e la carena, rimanda a tipologie ben note anche nelle versioni ceramiche, tipiche dell’avanzata antica età del Bronzo europea (Bz A2 – ca 1950-1600 a.C.) e presenti sia nella cultura cisalpina di Polada sia nella cultura mitteleuropea di Aunjetitz/Unetice e nelle facies a questa collegate fino alle coste atlantiche. Su queste comparazioni, può dunque  essere agevolmente datata all’incirca intorno al 1800 a.C., in una fase precedente e di formazione della più nota cultura terramaricola emiliana.”
 
La tazza rinvenuta a Fritzdorf,
in Germania. Fonte

             http://www.fritzdorfer.de
     La scoperta è estremamente importante non solo per il valore  intrinseco dell’oggetto stesso, ma ancora di più per la sua rarità, dal momento che in tutto il mondo si contano solo altri tre esemplari simili. Il primo, e il più simile di tutti a quello di Montecchio, venne rinvenuto da un contadino a Fritzdorf, in Germania, nel 1954, ed è ora conservato presso il  Landesmuseum di Bonn. Simile nella lavorazione liscia e nella forma con carena accentuata,  la tazza presenta misure analoghe, (altezza cm. 12, 1, diametro massimo cm. 12, 2, spessore medio della lamina mm. 1,3 e spesso 221 g,) e fu trovata anch’essa schiacciata e isolata, in una zona probabilmente boschiva in epoca originaria, ma poi l’ammaccatura venne risollevata in fase di restauro.

 

 
La tazza di Rillaton (in alto) e
quella di Ringlemere. Fonte: 

http://www.dot-domesday.me.uk/bronze.htm
Gli altri due esemplari, entrambe conservati al British Museum di Londra,  sono invece stati rinvenuti a Rillaton (in Cornovaglia, Regno Unito) e Ringlemere (nel Kent, sempre nel Regno Unito) in un contesto di tipo funerario.  A differenza della tazza di Montecchio però queste sono caratterizzate da uno spessore più fine della lamina e dalla forma a costolature orizzontali.  
 
    Il ritrovamento di Montecchio collegherebbe dunque idealmente le culture di questa zona dell’Italia con quelle della Renania Settentrionale-Vestfaliae con le culture degli hengesBritannici (strutture architettoniche circolari ad uso rituale, il cui esempio è più  noto è Stonehenge), rivoluzionando, come spiega il Dott. Gambari, “le idee consolidate sui commerci e sugli scambi nell’Europa di 3800 anni fa.” C’è grande attesa dunque tra gli  studiosi per i risultati delle prossime analisi sul metallo, che permetterà di identificarne la possibile provenienza, la tecnica di lavorazione e le cause dei danni subiti, e di quelle sulla terra in esso contenuta, che non è stata ancora rimossa e che darà indicazioni sul possibile contenuto al momento del sotterramento e dunque sulla funzione dell’oggetto stesso.




Si ringrazia la Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Emilia Romagna per le informazioni fornite.

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